Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Funzionari dell’Onu in Myanmar

· Valuteranno le condizioni di un possibile ritorno di centinaia di migliaia di rohingya ·

Funzionari delle Nazioni Unite hanno iniziato oggi una missione diplomatica nel Myanmar per valutare le condizioni di un possibile ritorno di centinaia di migliaia di rohingya, fuggiti dal paese dall’agosto del 2017 a causa delle violenze dei militari.

Nel giugno scorso, l’Unhcr (l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) e l’Undp (il Programma dell’Onu per lo sviluppo) hanno firmato un accordo con le autorità di Naypyidaw per contribuire a creare condizioni favorevoli al ritorno volontario e sicuro dei rappresentanti della minoranza musulmana. «Per la prima volta, l’Onu ha ottenuto il permesso di inviare funzionari per iniziare il proprio lavoro di valutazione», ha dichiarato all’agenzia Afp Aoife McDonnell, portavoce dell’alto commissario per i rifugiati. Gli esperti delle Nazioni Unite dovrebbero rimanere due settimane nel paese del sud-est asiatico, ma — ha precisato McDonnell — potranno visitare solo trenta villaggi dello stato del Rakhine, regione nordoccidentale del Myanmar, teatro del dramma dei rohingya. Questa importante missione di verifica arriva in un contesto di grande tensione tra il Myanmar e le Nazioni Unite. Alla fine di agosto, gli investigatori dell’Onu hanno accusato senza mezzi termini i militari del Myanmar di genocidio contro i rohingya, chiedendo che fossero intentati processi contro il capo dell’esercito e cinque alti ufficiali. Pochi giorni dopo, la Corte penale internazionale si è dichiarata competente per indagare su alcuni dei crimini commessi dai soldati.

Sulla vicenda dei rohingya c’è anche da segnalare la netta presa di posizione del consigliere di stato e ministro della difesa, Aung San Suu Kyi (premio Nobel per la pace nel 1991), che ha difeso l’operato del governo del Myanmar in relazione all’arresto di due giornalisti dell’agenzia Reuters. I due cronisti — Wa Lone e Kyaw Soe Oo — sono stati arrestati lo scorso dicembre mentre erano impegnati a raccogliere informazioni per una inchiesta sul massacro dei rohingya nel Rakhine. Dopo l’arresto, Wa e Kyaw, trovati in possesso di documenti riservati della polizia, sono stati condannati a sette anni di carcere con l’accusa di avere raccolto e svelato segreti di stato.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE