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Fuggiranno tristezza e pianto

· Lettera del vescovo di El Paso sulla situazione dei migranti al confine messicano ·

El Paso, 20. «Sono il pastore di una diocesi attraversata da muri e posti di blocco che separano le persone dai loro cari. Sono il vescovo di un gregge impaurito dall’apparire dei lampeggianti delle automobili della polizia nello specchietto retrovisore. Non voglio sostituire la politica con l’insegnamento della Chiesa, ma come pastore il mio dovere è quello del Vangelo di Gesù Cristo, e la Bibbia è chiara: “Trattate lo straniero che soggiorna fra di voi come se fosse uno nato tra voi”». Sono parole contenute nella lunga lettera pastorale scritta dal vescovo di El Paso (Texas), monsignor Mark Joseph Seitz, nella quale denuncia fra l’altro la “demonizzazione” dei migranti, la militarizzazione della frontiera e il sistema di gestione dell’immigrazione che «divide le famiglie».

Nella lettera, intitolata Sorrow and Mourning Flee Away (“Fuggiranno tristezza e pianto”) — da Isaia, 35, 10 — Seitz ribadisce che la sicurezza degli Stati Uniti non può essere utilizzata come un «pretesto per costruire muri e chiudere la porta a migranti e rifugiati». Per questo chiede ai cattolici di ascoltare gli insegnamenti della Chiesa per accogliere gli immigrati: «Dio ha creato un mondo dove c’è posto per tutti al banchetto della vita».

L’episcopato statunitense, in diverse occasioni, ha sottolineato la necessità di regolamentare il flusso migratorio e di offrire un’assistenza degna a quanti cercano di varcare il confine. Proprio lungo la linea che separa gli Stati Uniti dal Messico, ogni anno il vescovo di El Paso presiede una grande messa al di qua e al di là delle barriere, per rendere visibile l’ingiustizia dell’attuale situazione, fatta di muri, centri di detenzione e deportazioni anche di migranti che non hanno avuto alcun problema con la giustizia. Al riguardo, nella lettera il presule ha anche criticato il sistema che «permette ad alcuni di fermare gli esseri umani a scopo di lucro», mentre distrugge «l'impegno storico del paese per rifugiati e richiedenti asilo». 

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