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In fuga dalle ultime roccaforti dell’Is

· Battaglia umanitaria in Iraq ·

Oltre 2 milioni e 300.000 persone risultano sfollate in Iraq, a causa della guerra contro il sedicente stato islamico (Is). Tre quarti di loro si trovano nella provincia di Ninive, di cui è capoluogo la martoriata città di Mosul, ancora occupata in alcuni distretti dai miliziani.

«La battaglia umanitaria non è meno importante della battaglia militare»: con queste parole, il ministro iracheno per le migrazioni e gli sfollati, Jassem Mohammad al Jaff, ha reso noto i dati relativi alla fuga di civili all’interno dell’Iraq. Secondo il ministro, rispetto a tre anni fa, due milioni hanno potuto fare ritorno alle loro case. Il ministro ha spiegato che «le autorità centrali di Baghdad stanno lavorando con quelle del Kurdistan iracheno, con i comandi militari, con le Nazioni Unite e con le organizzazioni non governative per cercare di assicurare accoglienza a tutti gli sfollati».

In particolare, almeno 430.000 civili sono scappati dai combattimenti in corso a Mosul. La città, seconda per importanza in Iraq, a giugno 2014 è caduta sotto il controllo dell’Is, che però nel tempo è stato ridotto ai soli quartieri occidentali. A proposito dell’offensiva contro gli ultimi gruppi di jihadisti rimasti, il capo di stato maggiore dell’esercito iracheno, generale Othman al-Ghanimi, ha dichiarato alla Bbc che la città sarà completamente strappata all’Is al massimo entro due settimane, prima del 26 maggio quando inizierà il mese sacro per i musulmani, il ramadan. L’offensiva della coalizione internazionale, il cui nerbo sono la polizia e le truppe irachene oltre ai gruppi paramilitari sciiti e le milizie curde, è iniziata lo scorso ottobre. E secondo il generale, meno di mille jihadisti sono assediati in diverse zone inclusa la città vecchia, facendosi scudo di 450.000 civili.

Intanto, guardando alla vicina Siria, si registrano «passi avanti» per quanto riguarda la ricerca di una soluzione al conflitto. È quanto ha affermato in un’intervista l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura.

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07 dicembre 2019

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