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​In fuga dalla guerra, preda delle bande

· L’Unhcr lancia l’allarme per il sovraffollamento dei campi profughi in Niger ·

Solo da aprile sono arrivati in 20000. Si sono aggiunti ai 380.000 già presenti: quattrocentomila disperati, tra sfollati e richiedenti asilo, di cui nessuno parla. Tranne i nigerini, che nonostante non vivano certo nell’agio, non hanno esitato ad aprire anche le porta delle proprie case per accogliere chi sta scappando dalla morte e rischia di essere oggetto di nuove violenze. L’allarme sulle loro condizioni arriva dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che ha espresso «forte preoccupazione» per l’attuale disgregazione politica e sociale del Niger che ha inevitabili ripercussioni sulle condizioni di queste persone già provate. Fino a poco tempo fa, a incidere sull’esodo erano le ripetute offensive del gruppo jihadista secessionista di Boko Haram in Nigeria. Per l’Unhcr, negli ultimi tempi si sono aggiunti gli scontri inter-etnici tra gli agricoltori e i mandriani negli stati di Sokoto e Zamfara. Spinti dalla desertificazione crescente, i pastori fulani sottraggono, infatti, terre agli agricoltori con metodi estremamente violenti. I profughi raccontano di civili coinvolti in azioni omicide e mutilazioni con machete e violenze sessuali perpetrate dai mandriani nei villaggi del nord-ovest del paese.

Nei campi allestiti in Niger, l’Unhcr sta lavorando a stretto contatto con le autorità per garantire assistenza di base e registrare i nuovi arrivati: è stato stimato che, a oggi, 18.000 persone hanno completato la procedura di registrazione.

La regione di Diffa, nel Niger sud-orientale, ha finora accolto quasi 250.000 persone. Con le sue frontiere aperte, la regione continua a rappresentare un modello nel garantire sicurezza ai rifugiati di diversi paesi, come Nigeria, Mali e Burkina Faso, attraverso l’allestimento di campi in cui operano diverse organizzazioni umanitarie impegnate nel supporto alimentare e sanitario. Ciononostante, l’area presenta un contesto politico fragile a causa delle insurrezioni di Boko Haram, che dal confine ha invaso la regione circa tre anni fa. Le violenze dei miliziani jihadisti nella sola regione di Diffa sono aumentate in maniera esponenziale dall’inizio del 2018, facendo registrare un numero di vittime civili e movimenti secondari senza precedenti nel contesto locale. Questo ha generato un numero piuttosto elevato di sfollati interni: diverse migliaia sono stati costretti a fuggire. Per questo, l’Unhcr si sta prodigando nelle operazioni di smistamento dei profughi stanziati a ridosso del confine, dove la minaccia di incursioni armate è un rischio tangibile. Le Nazioni Unite, in collaborazione con altri partner, stanno infatti valutando, insieme al governo di Niamey, la possibilità di ricollocare gli sfollati e richiedenti asilo nell’entroterra, in aree generalmente più sicure. 

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15 ottobre 2019

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