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Fuga dai combattimenti
nel Myanmar

· Tremila civili entrano in Cina ·

Almeno tremila profughi dal Myanmar sono fuggiti in Cina dopo la ripresa dei combattimenti sul versante settentrionale del paese del sud-est asiatico. Scontri a fuoco tra le truppe governative e i ribelli del movimento indipendentista kachin sono stati riscontrati, in particolare, nei pressi della città di Muse, nello stato dello Shan, al confine con la Cina, e avrebbero provocato almeno dieci vittime, secondo fonti governative in Myanmar. 

I guerriglieri secessionisti kachin, dotati di un esercito proprio, combattono da anni per la difesa del territorio, interessato anche dalla costruzione della diga di Myitsone sul fiume Irrawaddy, un progetto congiunto tra Myanmar e Cina che dovrebbe rifornire anche la provincia cinese dello Yunnan. Una situazione da seguire con particolare attenzione, perché può mettere in serio pericolo il già fragile equilibrio delle diverse etnie e religioni del Myanmar. Nello stato occidentale del Rakhine, al confine con il Bangladesh, sono tuttora in corso ondate di violenza settaria contro la minoranza musulmana dei rohingya, considerata dalle Nazioni Unite una delle etnie più perseguitate al mondo. A conferma che la delicata questione delle minoranze etniche nel Myanmar resta una delle sfide principali del nuovo governo. Il Myanmar è teatro, dalla sua indipendenza nel 1948, di sanguinosi conflitti armati tra il governo centrale e molte delle numerose minoranze etniche dislocate sul territorio. Divampato nel 2011 dopo diciassette anni di relativa pace, il confronto militare con le milizie ribelli kachin ha causato sinora migliaia di vittime civili e almeno 120.000 sfollati, in larga maggioranza civili, in fuga verso la Cina. I leader del movimento indipendentista e i rappresentanti del governo hanno dato vita a numerosi incontri di pace, senza mai giungere a risultati tangibili e duraturi.

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18 settembre 2019

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