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In fuga da siccità e carestie

· L’Unhcr denuncia le conseguenze dei cambiamenti climatici nel Corno d’Africa ·

Preoccupazione per il «crescente numero di sfollati causato dai cambiamenti climatici in Somalia» è stata espressa in una nota dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente (World Environment Day), che si celebra oggi. L’Unhcr ha lanciato inoltre un appello urgente affinchè si intraprendano ulteriori sforzi per assistere le persone costrette a fuggire dalla siccità che ha colpito il Paese. Il Corno d’Africa è una delle zone più colpite da carestie a causa della prolungata siccità ed in Somalia, in particolare, la situazione sta peggiorando velocemente. Le precipitazioni sotto la media verificatesi durante le stagioni delle piogge, tra aprile e giugno 2019 e tra ottobre e dicembre 2018, hanno difatti provocato una siccità sempre più grave in diverse aree del paese. La popolazione somala, già sofferente, rischia di veder aggravare ulteriormente una crisi alimentare che la affligge da anni. Si stima che 4,5 milioni di persone saranno probabilmente a rischio di insicurezza alimentare entro settembre. Circa 2,2 milioni di queste si troveranno in condizioni critiche e avranno bisogno di assistenza immediata. Occorrerà implementare quindi con urgenza un piano adeguato ed efficace.

La siccità ha, inoltre, costretto alla fuga oltre 49.000 persone dall’inizio dell’anno per cercare cibo, acqua, assistenza e lavoro, soprattutto nelle aree urbane. Tuttavia, anche le persone già sfollate a causa del conflitto e delle violenze sono colpite dagli effetti della siccità, talvolta in modo sproporzionato. Solo nell’ultimo mese più di 7.000 persone sono state costrette a fuggire. Tre regioni principali della Somalia — Centro-meridionale, Puntland e Somaliland — sono state colpite. I genitori non riescono a sostenere i propri figli, le scuole vedono scarseggiare l’approvvigionamento dell’acqua, aumenta il rischio di malattie e le bambine spesso vengono costrette a fare lunghi tragitti a piedi per andare a prendere l’acqua, subendo in alcuni casi anche violenze di ogni tipo. Intanto, si prevede che cambiamenti climatici e disastri naturali saranno la prima causa di migrazione forzata entro i prossimi anni.

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19 settembre 2019

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