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Fuga da Misurata

· Mentre si intensificano i raid della Nato su Tripoli e si combatte in varie parti della Libia ·

Oltre mille persone sgomberate da una nave dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni

Mentre si intensificano i combattimenti in tutta la Libia e fatica a prendere slancio un’iniziativa negoziata per porre fine al sanguinoso conflitto, violente esplosioni sono state udite vicino all’aeroporto della città assediata di Misurata. Lo hanno constatato fonti giornalistiche. Successivamente sono iniziati combattimenti con armi automatiche. Nel frattempo, una nave con a bordo oltre mille persone sgomberate dalla città libica di Misurata, sotto assedio dalle forze fedeli a Gheddafi, è giunta ieri sera a Bengasi, roccaforte degli insorti. A bordo, centinaia di rifugiati nigeriani e un blogger francese gravemente ferito.

«Abbiamo subito dei ritardi per motivi di sicurezza, per i combattimenti e i bombardamenti del porto di Misurata ma a parte ciò va tutto bene», ha detto Otham Belbeisi, uno dei responsabili dello sgombero organizzato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Il porto di Misurata, terza città della Libia, è stato bombardato martedì scorso dalle forze fedeli a Gheddafi, impedendo alla Red Star One, la nave inviata dall’Oim, di entrare in porto fino a ieri mattina, quando la zona è sembrata più sicura. La nave ha imbarcato 1.091 persone, in gran parte lavoratori nigeriani diretti a un campo profughi allestito nel centro di Bengasi. A bordo anche sudanesi, egiziani, tunisini e una trentina di libici. Secondo l’Oim, 626.000 persone sono fuggite dalle violenze in Libia, e l’organizzazione ne ha sgomberate più di 5.500, la maggior parte delle quali lavoratori stranieri bloccati nel Paese.

La Nato è tornata in azione su Tripoli, che in serata secondo vari testimoni è stata scossa da almeno cinque violente esplosioni dopo un sorvolo di aerei dell’Alleanza atlantica. E la Tunsia ha protestato con il Governo libico per le violazioni territoriali, con una nota in cui rende partecipe il Paese vicino della sua «estrema indignazione». La battaglia per il controllo del posto di frontiera libico-tunisino di Dehiba, conquistato la settimana scorsa dai ribelli, è sconfinata ieri in territorio tunisino, secondo testimoni sul posto citati dall’Afp e dalla Reuters. «Una decina di missili sono caduti in territorio tunisino vicino a un centro abitato. Gli scolari hanno dovuto abbandonare la scuola e gli abitanti si sono barricati nelle loro case», ha detto il responsabile della Casa per giovani di Dehiba. Secondo la fonte, il fuoco sulla cittadina di frontiera tunisina è durato poco più di mezz’ora. Incerto l’esito dell’aspra battaglia: secondo alcuni testimoni, le forze di Gheddafi, arrivate a bordo di una decina di veicoli blindati, hanno riconquistato Wazin, la sponda libica del confine, mentre per altre fonti gli insorti controllano ancora la cittadina frontaliera di circa 5.000 abitanti. Un altro fronte si è aperto ieri nel sudest del Paese, dove si segnalano scontri per il controllo dell’oasi di Kufra, un’area rimasta finora al riparo dai combattimenti che stanno insanguinando il Paese. Secondo la televisione di Stato, l’oasi è stata conquistata dai soldati di Muammar Gheddafi ma è impossibile al momento avere conferme da fonti indipendenti.

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