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Fucina di formazione
per generazioni di studenti

«Lux in veritas»: fedele a questo motto, la Jochi Daigaku, Università Sophia di Tokyo, ha formato e continua a formare generazioni di studenti giapponesi. Tra i più prestigiosi atenei del Paese, è anche il quartier generale della Compagnia di Gesù nel Sol Levante, ed è per questo motivo che Papa Francesco ha voluto ritagliarsi un appuntamento con questa istituzione accademica nella mattinata di martedì 26 novembre, a conclusione del suo viaggio in Asia.

Fondata dai discepoli di sant’Ignazio e riconosciuta da san Pio X nel 1913, in realtà le origini della Sophia risalgono all’arrivo in terra nipponica di san Francesco Saverio. Attualmente l’università conta 29 dipartimenti suddivisi in una decina di facoltà e ha stretto accordi con trecento centri di studio in sessanta Paesi. Aperta anche alle donne dal 1957, la frequentano tredicimila studenti, di cui 1.500 internazionali. Circa seicento sono i docenti, provenienti da diverse nazioni, anche perché una ventina di essi provengono dalla cosmopolita comunità dei gesuiti che la gestisce.

Congedatosi dalla nunziatura apostolica che lo ha ospitato durante il soggiorno a Tokyo, il Papa è arrivato nell’ateneo, dove è stato accolto dal presidente e rettore Yoshiaki Terumichi, e dal cancelliere, il gesuita Tsutomu Sakuma. Ha percorso i viali alberati che si snodano tra i padiglioni del campus: abbigliati alla maniera occidentale, molti studenti sembrano indifferenti a quanto sta accadendo, del resto a Tokyo l’ultima volta un Papa si era visto nel 1981 e trentotto anni fa nessuno di questi ragazzi era ancora nato. Inoltre in una società fortemente secolarizzata come quella giapponese capita anche che chi frequenta un ateneo cattolico nemmeno sappia chi sia il Pontefice. Ma altrettanti sono quelli che hanno deciso di esserci per vedere il vescovo di Roma, magari solo per curiosità; o perché cattolici impegnati in qualche realtà associativa.

Nella cappella del Kulturzentrum il Pontefice ha celebrato la messa con i confratelli della Compagnia di Gesù, dopodiché ha condiviso la colazione in privato con il collegio Massimo. Nella circostanza il Papa ha visitato alcuni sacerdoti anziani e ammalati. Dopodiché, accompagnato dal provinciale Renzo De Luca, suo interprete personale durante tutta la tappa nipponica del viaggio, e dal cancelliere Sakuma, il Papa ha raggiunto l’aula magna al 14° piano dell’edificio principale, per rivolgersi alla comunità accademica.

Nell’ultimo discorso pubblico pronunciato in terra giapponese, Francesco ha auspicato che la formazione umana vada oltre quella meramente intellettuale, e che l’amore per la natura così caratteristico della cultura asiatica possa tradursi in concrete iniziative di difesa dell’ambiente. Così come ha sollecitato l’impegno per una società più inclusiva al servizio dei poveri e degli emarginati. In dono ha ricevuto una statuetta della Vergine Maria Kannon, ispirata alla scultura del Buddha misericordioso, usata dai “cristiani nascosti” per non destare sospetti; da parte sua ha lasciato un quadro mariano in argento. Raffigura l’Immacolata Concezione ed è stato realizzato nel 1989.

Infine in automobile Francesco si è recato all’aeroporto, dove si è svolta la cerimonia di commiato dal Giappone.

Gianluca Biccini

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23 febbraio 2020

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