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Frutteria Scognamiglio

· Corsi di cucina gratuiti per migranti nei Quartieri spagnoli di Napoli ·

Angelo e Tina Scognamiglio

Napoli, Quartieri spagnoli, Vico Lungo Gelso. Qui, nella loro frutteria, Tina e Angelo Scognamiglio organizzano corsi di cucina gratuiti per migranti. Il negozio è piccolo ma contiene il mondo intero: pakistani, cingalesi, ucraini, turchi, africani. E napoletani, naturalmente. La bottega è senza porte, tutti possono entrare. «La cosa è nata un po’ per scherzo, dodici anni fa» raccontano Tina e Angelo, moglie e marito da 33 anni, con due figlie e due nipoti. «Era la festa di Halloween e abbiamo preparato dolcetti da offrire a tutti i passanti. Un gruppo di ragazze cinesi ci ha chiesto la ricetta. Noi le abbiamo invitate per il giorno dopo e abbiamo cucinato i biscotti insieme a loro. Ci siamo così divertiti che abbiamo deciso di continuare l’esperienza». Da quel giorno, ogni martedì, alle 15,30, il negozio si trasforma. Compaiono tavoli, fornelletti e persone di ogni età e di tutte le nazionalità, che indossano il grembiule e cominciano a cucinare: pastiera, pizza con la scarola, pasta e fagioli, penne con la zucca, rigatoni con le verdure, paccheri e baccalà, friarelli, melanzane imbottite con salame e provola… Sono tanti i piatti della tradizione napoletana con cui leccarsi le dita. E, in una mescolanza di lingue, colori, sapori e profumi, avviene la magia dell’incontro. E si abbattono muri. «Un giorno, un’americana con la pelle bianchissima e un africano si sono trovati vicini a cucinare. Nello sguardo della ragazza ho letto il fastidio e l’insofferenza. Io ho fatto finta di niente e ho lasciato che andassero avanti. Li osservavo con la coda dell’occhio e ho visto che, a un certo punto, hanno cominciato a chiacchierare. Alla fine, lei mi ha abbracciato forte, con gli occhi umidi. Non c’era bisogna di dire niente. Nello spazio di due ore si erano sgretolate le differenze», ricorda Tina, che è convinta che il cibo sia un’ottima arma persino contro i conflitti mondiali. «I grandi della terra li metterei di fronte a un piatto di maccheroni con il ragù. Sfido chiunque a mettersi l’uno contro l’altro». Il corso di cucina si svolge da settembre a giugno. Alla fine si organizza una grande festa pubblica in cui i vari gruppi etnici cucinano i piatti tradizionali e si vestono con i loro costumi. 

Gli Scognamiglio sono diventati una celebrità. Sono stati oggetto di una tesi di laurea e il loro negozio è meta di turisti da tutto il mondo, scortati dalle guide che hanno inserito il luogo nei loro itinerari. Mentre parliamo, un cliente riferisce a Tina che una ragazza della Nuova Zelanda, in procinto di venire a Napoli, chiede di poter partecipare ai corsi di cucina. E lei le dà appuntamento a martedì. Il vantaggio è reciproco. «Per noi è un modo per conoscere altri luoghi. Ci immaginiamo nei loro paesi, sperimentiamo le loro usanze, rivisitiamo i loro piatti. È un’esperienza che ci arricchisce molto». Non economicamente, però, perché i due coniugi, che non perdono occasione per organizzare eventi con cibo e musica, «Siamo i festaioli della zona», fanno tutto gratuitamente. «Non abbiamo mai voluto diventare un’associazione e mai preteso soldi, per far pensare ai nostri clienti che esiste un mondo diverso».
Tina e Angelo abitano in un’altra zona, Ponticelli, ma la loro vita si svolge qui, ai Quartieri spagnoli, un dedalo variopinto di viuzze, botteghe e mercatini che non gode di buona fama. «Ma si sta lavorando tantissimo per riqualificare la zona», dice orgogliosa Tina. «I Quartieri devono far esplodere quella che è la loro natura: l’artigianato, la solidarietà, lo spirito di vicinanza, la predisposizione all’accoglienza, all’integrazione. Lo spirito vero di Napoli è qui. Certo, ci sono ancora molte ferite aperte ma tutto sta a far emergere il lato buono», commenta Marcella Scarpitti, cliente da 25 anni della frutteria.
A Vico Gelso, la vera natura dei Quartieri ha la sua concreta espressione. «I migranti, che qui sono tanti, si sentono accettati e vengono volentieri. Hanno una cultura talmente diversa dalla nostra che è bellissimo ascoltarli. Solo chi non si conosce si teme», sostiene Tina. L’apertura, la flessibilità e il più universale dei linguaggi, il cibo, facilitano la comunicazione. Nel piccolo negozio c’è un continuo viavai. Si acquistano frutta e ortaggi ma si entra anche solo per salutare, per scambiare due parole. I coniugi Scognamiglio danno appuntamento a tutti per il giorno dopo. Si esibirà una band francese e loro offriranno uno spuntino e uno spritz a tutti i passanti. Ma l’attività di Tina e Angelo non si ferma qui. Di ritorno a casa, la sera, si fermano a dare da mangiare ai senza tetto che incontrano lungo la strada e la mattina, andando al negozio, si occupano dei cagnolini abbandonati in un ex campo rom. «Ci è stata donata una vita, bisogna sfruttarla appieno», afferma Tina, che pensa che «la felicità è vedere il sorriso sul volto dell’altro. Come quando hai un ospite a casa e fai di tutto perché sia contento. Se dai, Dio per forza ti fa ritornare».
Certo, a volte la fatica si fa sentire e i coniugi non nascondono di aver pensato di smettere, «ma fermarci ci resta un poco duro. Alcuni dicono che teniamo a capa fresca, che siamo un po’ pazzi, ma a noi piace così e andiamo avanti», sorride Tina, che ha la vita densa e serena ma un sogno ancora da realizzare: conoscere Papa Francesco. «Vorrei tanto vederlo salire da quella traversa e che mi stringesse la mano. Sarebbe stupendo».

di Marina Piccone

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