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​Fronte comune europeo sui dazi

· Londra, Parigi e Berlino pronte a contromisure verso Washington ·

Una nave mercantile a  Miami (Afp)

 Fronte comune tra Germania, Francia, e Regno Unito sulla questione dei dazi imposti dagli Stati Uniti. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Theresa May, dopo un giro di consultazioni telefoniche, hanno fatto sapere di essere pronti a prendere adeguate misure per difendere i propri interessi se Washington imporrà nuovi dazi alle merci dell’Ue. La posizione comune — ha riferito un portavoce tedesco citato dai media internazionali — è stata concordata nella convinzione che «gli Stati Uniti non devono prendere alcuna misura commerciale contro l’Ue, altrimenti l’Ue avrà la possibilità di difendere i propri interessi nel quadro delle regole del commercio multilaterale».

Il presidente statunitense Donald Trump ha imposto tariffe del 25 per cento sulle importazioni di acciaio e del 10 per cento su quelle di alluminio, escludendo l’Unione europea dal provvedimento ma fino al primo maggio, data dopo la quale ha annunciato possibili nuove e diverse decisioni. «Mi auguro che Trump faccia marcia indietro. Siamo il principale alleato degli Stati Uniti, siamo il più grande mercato del mondo con 500 milioni di consumatori. Se Trump avvia una guerra commerciale con l’Europa commette un errore a danno del suo paese», ha detto Antonio Tajani, presidente del parlamento europeo, in un’intervista televisiva.

Il primo maggio potrebbe quindi scoppiare la più grave guerra commerciale dell’era della globalizzazione e, probabilmente, dell’intero dopoguerra. I tre leader si sono espressi anche in tema di politica estera, ribadendo di difendere l’accordo sul nucleare iraniano ritenendolo lo strumento migliore per impedire a Teheran di sviluppare armi nucleari. Accordo che invece il presidente americano Trump in più di un’occasione è sembrato volere ridiscutere. Secondo una nota di Downing Street, i tre leader sono d’accordo anche a emendare il testo dell’intesa, allargandolo alla questione dei missili iraniani. Trump deve decidere entro il 12 maggio se ritirare o meno gli Stati Uniti dall’intesa.

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25 agosto 2019

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