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Frequentare evangelicamente la condizione familiare

· Per la recezione dell’«Amoris laetitia» in Africa ·

Promuovere la ricezione e lo studio dell’Amoris laetitia in Africa: è uno degli obiettivi a cui sta lavorando il Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia, istituito da Papa Francesco lo scorso 8 settembre con il motuproprio Summa familiae cura. A questo scopo il gran cancelliere, l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, si è recato nei giorni scorsi in Benin dove ha tenuto una serie di incontri insieme con il preside dell’istituto, che venerdì 3 novembre ha svolto a Cotonou una conferenza su «Chiesa e famiglia» della quale pubblichiamo un ampio stralcio.

Questa fondamentale esperienza dell’amore e dei legami umani deve oggi essere più profondamente cercata, voluta, desiderata e costruita. Essa, infatti, non è più semplicemente affidata all’abitudine e alla ripetizione di schemi di vita precostituiti e prefissati. Essa vuole oggi essere liberamente decisa da ogni singola persona, interpretata sulla base di affetti autentici e di convinzioni profonde. L’attesa e la speranza di una vita coniugale e famigliare riuscita rimane forte nelle aspirazioni delle giovani generazioni. I giovani, però, sono oggi più coscienti — e in parte anche spaventati — delle grandi difficoltà che il progetto famigliare incontra nella condizione attuale. E sono più incerti sulla reale possibilità della riuscita del matrimonio secondo l’ideale cristiano. È dunque particolarmente importante, oggi, che i credenti più generosi — e la Chiesa tutta — siano sensibili a questa aspirazione, e accettino di misurarsi con le sue attuali difficoltà, dedicando alla riflessione e alla formazione uno speciale “intelletto d’amore” (come ci ha raccomandato Papa Francesco, nell’importante udienza di inaugurazione del passato anno accademico).

Noi ci sentiamo certamente toccati da questo appello, che sollecita dedizione e intelligenza per la condizione famigliare nel nostro tempo. Il nostro impegno, del resto, è qualificato anche da una precisa missione istituzionale, nella quale siamo coinvolti in modo speciale come collaboratori della Santa Sede.

L’impegno di adeguare, anche in termini di assetto istituzionale, questo nuovo profilo culturale del nostro servizio teologico, del resto, è stato appena confermato, per tabulas, anche nel motuproprio che ha rifondato il nuovo assetto ecclesiale e accademico dell’istituto... Papa Francesco, però, non vuole semplicemente conservare l’esistente, desidera aprirgli un futuro. E mette la sua firma e la sua fiducia su questo progetto. Rilancia l’intuizione lungimirante e l’eredità preziosa della sua prima fondazione come un tesoro che deve essere custodito e arricchito. E ci affida personalmente il compito di ridefinire questo centro di studi, di ricerca e di formazione, nei termini più rispondenti alle esigenze del progetto pastorale che la Chiesa post-sinodale è impegnata a costruire. Corrispondere a una fiducia così grande, e applicarci seriamente a questo compito di rinnovamento, sarà per noi motivo di gioia e di dedizione senza riserve.

I talenti ricevuti, lo sappiamo dal chiaro insegnamento del nostro Maestro, non vanno sotterrati, per paura di perderli; ma vanno trafficati, accettando l’azzardo di un investimento che frutti nuova ricchezza, come il Signore si aspetta.

Quale campo dobbiamo lavorare e quale investimento dobbiamo far fruttare?

In primo luogo, parliamo di “Chiesa e famiglia”. Nella prospettiva chiaramente definita dall’esortazione post-sinodale di Papa Francesco, Amoris laetitia, l’unione della Chiesa e delle famiglie indica un legame indissolubile: che deve diventare anche icona di riferimento della forma ecclesiae. La Chiesa deve apparire — ed essere realmente — una realtà famigliare: deve cioè attingere forma e forza dal vincolo coniugale, amorevole e fecondo, dell’uomo e della donna; deve apparire come una rete evangelica e fraterna di comunità famigliari; deve stabilire il suo habitat elementare, e più fondamentale, nella frequentazione delle virtù domestiche che colmano di umanità la trasmissione della vita e del senso della vita. L’idea (la realtà) della Chiesa deve ridiventare amica dell’immagine (e della realtà) famigliare. In questa amicizia devono illuminarsi, al tempo stesso, l’identità cristiana della comunità religiosa dei credenti, e la missione evangelica che annuncia la prossimità di Dio. Questa prossimità deve arrivare a toccare il cuore degli uomini, delle donne, e dei bambini di tutte le regioni della terra, “fino ai confini del mondo”.

Che cosa significa immaginare e praticare una forma di Chiesa che trovi la sua persuasione e la sua forza, presso il cuore degli uomini, anzitutto in questa conversione alla centralità della sua dimensione famigliare? Amoris laetitia è inequivocabile, nell’intenzione complessiva di ridefinire in questa chiave la realtà e lo stile dell’effettività ecclesiale.

Per giungere alla coerenza richiesta da questa integrazione, che è centrale per la missione, la comunità cristiana deve frequentare evangelicamente — e non semplicemente istruire dottrinalmente — la condizione famigliare degli uomini, delle donne e dei bambini del mondo. Senza sottrarsi alle sue fatiche difficili, senza ritrarsi dalle sue circostanze drammatiche. La parola e l’azione evangelizzatrice di Gesù sono di trasparenza cristallina, su questo aspetto. Il Signore non si sottrae in alcun modo alle ferite della condizione umana, che sono sempre anche, in modi diversi, ferite che toccano l’ordine degli affetti umani. E in primo luogo, gli affetti coniugali e famigliari. Più in generale, e in un senso antropologico fondamentale, si tratta di restituire all’alleanza dell’uomo e della donna tutta l’ampiezza della missione che essi hanno ricevuto da Dio nei confronti del mondo creato e della storia dei popoli. Questa alleanza deve assumere un’importanza decisiva nella vita della società umana e della stessa comunità di fede.

Il compito che ci attende, se vogliamo sostenere nel modo migliore l’intelligenza dei rapporti — belli e difficili, entusiasmanti e drammatici — che il vangelo suscita nell’ordine degli affetti umani, non è banale. Il bisogno di riconciliazione fra questi due aspetti, che non possono essere separati, è acutamente avvertito, ormai, dalla coscienza cristiana del nostro tempo.

di Pierangelo Sequeri

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15 dicembre 2017

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