Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Fraternità da premiare

· L’amicizia in Repubblica Centrafricana fra il cardinale Nzapalainga e l’imam Layama ·

A Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, la gente li chiama i gemelli di Dio. E sì che sono molto diversi in quasi tutto. Uno è il cardinale Dieudonné Nzapalainga, alto e imponente, arcivescovo di Bangui, l’altro è l’imam Omar Kobine Layama, minuto, filiforme e responsabile della moschea centrale della capitale. Sono diversi, ma uniti nel loro lavoro per la pace in una nazione impantanata nella violenza e per costruire un futuro migliore per il popolo. Il cardinale e l’imam sono convinti che il dialogo interreligioso sia l’unica strada per la soluzione del conflitto che martorizza il Paese dal marzo del 2013 e per questo hanno fondato la Piattaforma delle confessioni religiose alla quale ha aderito anche l’Alleanza evangelica del Centroafrica.

Entrambi sono in questi giorni a Madrid per ritirare il premio «Mundo Negro a la fraternidad 2016», per la loro opera di riconciliazione, pacificazione e promozione del dialogo interreligioso, e anche per partecipare al «XXIX Incontro Africa» (3-5 febbraio) organizzato ogni anno nella capitale spagnola dalla rivista «Mundo Negro» e dai missionari comboniani. All’incontro di quest’anno partecipano, tra gli altri, il cardinale Carlos Osoro Sierra, arcivescovo di Madrid, il presidente dell’Unione delle comunità islamiche di Spagna, Riay Tatary, il rettore emerito del Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica, Justo Lacunza Balda, missionario dei padri bianchi, e Alicia Vacas, missionaria comboniana in Egitto e Palestina. Il tema di queste giornate è «L’islam e il cristianesimo, il dialogo sotto lo stesso tetto» e si accorda perfettamente con quanto pensano e predicano i due leader religiosi dell’Africa centrale. E non soltanto a parole, ma rischiando la loro stessa vita da quando, nel 2013, gli scontri tra gli ex ribelli Seleka e le milizie anti-Balaka stanno devastando la Repubblica Centrafricana. Un conflitto che è spesso descritto come interreligioso, essendo i Seleka musulmani e gli anti-Balaka cristiani. La realtà è invece più complessa, perché non tutti i membri di Seleka sono musulmani e soprattutto i miliziani anti-Balaka in gran parte non sono cristiani. Il lavoro stesso che stanno portando avanti insieme i due leader religiosi dimostra che non si tratta di una guerra di religione.

«La guerra in Africa centrale non è mai stata una guerra di religione. Si tratta di una guerra politica, per il potere e il controllo delle risorse naturali, dove la religione è stata strumentalizzata. Non c’è niente di religioso in questa guerra», dice il cardinale Nzapalainga. E tanti sono gli esempi di amicizia e di pace tra le due comunità religiose. «Apriamo le porte delle nostre case e delle nostre parrocchie che sono piene di rifugiati musulmani, e così fanno i musulmani con i cristiani, aprendo le loro case e le loro moschee, rischiando la propria vita», aggiunge il porporato. Entrambi i leader religiosi sono stati minacciati di morte. E lo stesso arcivescovo di Bangui ha ospitato in casa sua, per più di nove mesi, l’imam Layama perché i miliziani avevano bruciato la sua moschea e la sua casa: «L’ho accolto per mostrare a tutti la nostra amicizia perché il dialogo islamo-cristiano non è una teoria o un’astrazione, ma uno stile di vita». Un gesto criticato dagli estremisti che non accettano questa forma di rispetto reciproco. Con il passare del tempo e con la visita di Papa Francesco, che proprio nella cattedrale di Bangui, il 29 novembre 2015, ha aperto la prima porta santa del Giubileo della misericordia, la ricerca della pace è diventata più forte, la gente ha cominciato ad apprezzare il gesto fatto dal cardinale e ha iniziato a chiamare i due capi religiosi “i gemelli di Dio”. «E quando l’africano dà un nome, ha sempre ragione», ha sottolineato il direttore di «Mundo Negro», Jaume Calvera.

Poco a poco, la gente ha cominciato a capire che era possibile trattarsi da fratelli e i “gemelli di Dio” hanno creato la piattaforma interreligiosa per favorire il dialogo e mediare nei tanti conflitti che affliggono la popolazione di entrambe le religioni. E a progetti della piattaforma andranno i diecimila euro del premio assegnato da «Mundo Negro» che viene consegnato loro sabato 4 febbraio durante il «XXIX Incontro Africa».

Tanti sono i riconoscimenti arrivati, dagli Stati Uniti alla Germania, ai Paesi Bassi, dove l’imam e il cardinale hanno ricevuto diversi premi. In tutti i loro viaggi hanno ripetuto la ricetta per spezzare la spirale della violenza: «Dobbiamo educare e formare, per convincere che, nella società, non è la forza fisica ma la stima e il rispetto ad avere l’ultima parola. Perché, molte volte, chi non risponde alla violenza viene respinto perché considerato debole, quando invece è il contrario», osserva Nzapalainga.

Da parte sua, Omar Kobine Layama ha sottolineato che «il dialogo interreligioso è il cuore del cristianesimo e dell’islam» ed è convinto che «la violenza si basa sull’ignoranza religiosa. Soltanto il credente che non conosce la sua fede può rispondere con la violenza. Gli estremisti sono religiosi ignoranti. Dobbiamo chiamare le cose con il loro giusto nome e differenziare il credente dal criminale», ha detto l’imam. «Mettere tutti nello stesso sacco è la strada migliore per radicalizzare le persone e tenere in ostaggio l’intera popolazione di un Paese», ha aggiunto il porporato.

Spesso i “gemelli di Dio” si sentono chiedere se è possibile esportare in altre nazioni il modello di dialogo interreligioso della Repubblica Centrafricana e già paesi come l’Olanda e istituzioni come l’Unione africana hanno mostrato interesse a studiare tale modello. Il cardinale Nzapalainga non ha dubbi: è necessario «fare un salto verso l’altro». Perché l’origine di ogni problema è «la paura dell’altro».

da Madrid Rossella Fabiani

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

15 dicembre 2017

NOTIZIE CORRELATE