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«Fratello, ti ho consacrato al martirio»

· Sabato 30 ottobre in Romania la beatificazione del vescovo Szilárd Bogdánffy ·

Era il 2 ottobre 1953 quando il vescovo di origine ungherese Szilárd Bogdánffy moriva da martire nel carcere comunista di Aiud, città romena della Transilvania, a soli 42 anni. A tutt'oggi non c'è una sua tomba sulla quale pregare, poiché i morti del carcere di Aiud, come delle altre prigioni politiche del regime, venivano sepolti di notte, in fosse comuni o in tombe anonime prive di croci e senza alcun riferimento alla loro identità. Nella città c'è un cimitero dal nome inquietante — «Il dirupo: schiavi degli schiavi» — dove sorge il monumento detto «Il Golgota di Aiud», che raffigura un'immensa croce sorretta da altre croci, simbolo delle indicibili sofferenze subite da quanti hanno accettato di portare la croce del martirio sulle loro spalle.

Questa storia di dolore e di fede rivivrà sabato mattina, 30 ottobre, nella cattedrale di Oradea Mare, in Romania, dove il vescovo Bogdánffy verrà proclamato beato. In rappresentanza di Benedetto XVI il rito di beatificazione sarà presieduto dall'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, mentre la messa sarà celebrata dal cardinale Péter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest e primate di Ungheria, con la partecipazione di prelati romeni, ungheresi, serbi, ucraini e austriaci.

Nato il 21 febbraio 1911 a Crna Bara, territorio che oggi appartiene alla Serbia, Szilárd Bogdánffy visse prima a Timisoara, in Romania, dove compì parte dei suoi studi, proseguiti poi in Ungheria, a Budapest. Le valutazioni dei suoi docenti mettevano in risalto soprattutto «il suo zelo e la sua modestia, la sua solida vita spirituale e il suo profondo interesse per la Bibbia». Ordinato sacerdote a Oradea, nel 1934, si impegnò subito in una proficua attività d'insegnamento nelle diverse scuole della città, senza mai trascurare la cura pastorale delle anime, soprattutto come direttore spirituale e confessore. La profondità dei suoi consigli era esemplare nella memoria dei fedeli, degli alunni e dei confratelli sacerdoti che, nonostante la cortina di terrore che imponeva il silenzio sui martiri della Chiesa durante il comunismo, ricordavano incessantemente i suoi saggi consigli e la sua santità.

Manifestò subito uno spiccato talento pedagogico abbinato a un grande senso di responsabilità, qualità che si rivelarono indispensabili nel duro periodo della guerra, con i bombardamenti, la fame, la povertà, le leggi razziali. Anche se non si era mai impegnato attivamente nella vita politica, seppe prendere decisioni coraggiose insieme con altri professori dell'istituto teologico romano-cattolico di Oradea, come il gesto di offrire generosamente rifugio ad alunni ebrei che furono salvati grazie al loro inserimento tra gli studenti in teologia.

All'inferno della guerra seguì l'incubo del regime ateo, con la propaganda contro la Chiesa e i suoi ministri, con la chiusura dei seminari e delle scuole cattoliche e la soppressione di tutti gli istituti di vita consacrata. Era l'inizio di un regime che avrebbe regnato in Romania per oltre quarant'anni e che avrebbe spalancato alla Chiesa la via del martirio.

In quel periodo János Scheffler, vescovo di Satu Mare e amministratore apostolico di Oradea Mare, sentiva il bisogno di avere al suo fianco una forte personalità, priva di ombre ed esitazioni per affrontare le difficoltà e i rischi del tempo. Decise così di nominare Bogdánffy segretario-direttore dell'aula episcopale di Oradea Mare e consigliere episcopale di Satu Mare e di Oradea. Era il 16 aprile del 1947. Un anno dopo, in conformità alle disposizioni papali , il vescovo Scheffler nominò Bogdánffy ordinario segreto della diocesi per assicurarne la guida pastorale nel caso gli fosse stato impedito di esercitare il mandato episcopale a causa di deportazione o arresto. In gran segreto, il 14 febbraio 1949, Szilárd Bogdánffy fu ordinato vescovo dall'allora nunzio apostolico Gerald Patrick O'Hara, nella cappella della nunziatura apostolica di Bucarest.

Purtroppo le autorità comuniste seppero della consacrazione episcopale di Bogdánffy e gli offrirono di diventare un loro collaboratore per costituire una Chiesa cattolica nazionale separata da Roma. Ma il giovane vescovo, che aveva solo 38 anni, non cedette e pienamente consapevole di rischiare la propria vita scelse «di non fuggire mai, per paura, davanti ai lupi».

Venne arrestato a Oradea il 3 settembre 1949 e incarcerato nella prigione della polizia politica della città, dove resterà fino al 1951. Poi sarà trasferito in altri carceri, i cui nomi, legati alle località dove sorgevano, solo a ricordarli oggi incutono ancora timore ai romeni: Jilava, Sighetul Marmatiei, Capul Midia, Aiud. Carcere dopo carcere, torture dopo torture, le atroci sofferenze subite indebolirono la sua salute. La condanna definitiva arrivò all'inizio del 1953, a Oradea, davanti al tribunale militare: 12 anni di lavori forzati. Le sue precarie condizioni di salute lo condussero in breve alla morte, il 2 ottobre del 1953.

Così il dottore in teologia, il sacerdote che aveva accompagnato tante volte i fedeli con le sue preghiere e li aveva guidati con i suoi consigli spirituali, il professore che aveva distribuito con la sua parola il dono della scienza, il poliglotta che sapeva comunicare senza difficoltà in varie lingue, si spense nella solitudine di una cella della prigione di Aiud, senza una parola di conforto.

Di lui diede testimonianza il vescovo greco cattolico di Lugoj, Ioan Ploscaru, che nelle sue memorie di detenzione lo descrisse come uomo mite e modesto, e raccontò che per la sua disponibilità ad aiutare generosamente gli altri fu torturato e posto in isolamento in una cella senza finestre, così stretta da impedire al detenuto anche di sdraiarsi. Szilárd Bogdánffy non ha potuto mai parlare delle sue sofferenze. Le uniche righe autografe che abbiamo al riguardo sono: «Ho le ossa dei piedi slogate a causa di 72 colpi ricevuti sulle piante».

Si racconta che dopo la sua ordinazione episcopale il vescovo Gerald Patrick O'Hara gli abbia detto: «Fratello Szilárd, ti ho consacrato al martirio». E Szilárd non si tirò mai indietro. Insieme con altri confratelli nell'episcopato e nel sacerdozio, sacrificò la vita per Cristo, in piena fedeltà alla Chiesa di Roma e al Papa.

Per la Chiesa cattolica di Romania questo rappresenta un grande evento, perché Szilárd Bogdánffy è il primo di una serie di vescovi e preti martiri, vittime del regime totalitario, a essere beatificato. L'attuale vescovo di Oradea Mare, László Bocskei, ha manifestato grande gioia per questa prossima beatificazione, alla quale ha invitato tutti i credenti, senza distinzione di etnia o di confessione religiosa. Inoltre ha espresso la speranza che la beatificazione di Bogdánffy sia «un'occasione per manifestare la nostra fede e una fonte di armonia e di fraternità per gli abitanti di tutta la regione».

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