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fratello Francesco
sorella Chiara

· un romanzo di Barbara Alberti ·

San Francesco e il soldano (1)

I Minori vogliono diventar Maggiori

Crescendo il nome del santo crebbero i fratelli. Venivano giovani da ogni contrada attratti dal sogno di Francesco, e dalla sua fama. Alcuni per sincero amore di Gesù, altri perché delusi dal mondo, o da se stessi. 

Ma una volta accolti fra i Minori, i nuovi frati trovavano troppo duro coricarsi per terra, andare scalzi, digiunare, preferire ai ricchi i poveri, patire il caldo e il freddo, sopportare le ingiurie con allegrezza. Altro che allegrezza, davanti ai giacigli severi, a una rapa lessa per tutta cena mettevano su certi musi, e si ribellavano alla Regola. Si ribellavano al Vangelo. E i papi che si succedevano erano d’accordo con loro, e mettevano mille lacciuoli al rigore e alla povertà dei Minori, offensivi per una Chiesa sempre più volta al potere materiale.

Scrivo ciò con tanto doloroso stupore, che il cuore mi si spezza. Non solo non vogliono osservare quello che hanno promesso, ma perseguitano quelli che vogliono seguirlo. Si direbbe non cerchino altro che la fama e la gloria. (Ubertino da Casale).

L’albero di Francesco è cresciuto a dismisura, ma perde le foglie. E frate Elia cui preme fare il capo, capeggia coloro che son decisi a trasformare i Minori in un ordine di quelli che si rispettano, con chiese ornate, vasti refettori e ricche biblioteche onde aguzzare la disputa teologica, che Francesco stima solo un ghirigoro per allontanarsi da Gesù.

Dicono di far questo per utilità delle anime. Come può essere utile all’altre anime, chi perde la propria? Non lo zelo li ispira, ma i vantaggi mondani, e con parole volpine nascondono ciò. È come fosse stata appesa al ventre dell’Ordine una macina da mulino, e precipitata nel profondo del mare (Ubertino da Casale)

Francesco vedeva e soffriva. Ma volle vivere l’ultima innocenza con gli antichi compagni e frate Chiara come se ciò non fosse, similmente a quando aveva fermato il tempo, ma senza fermarlo.

In quel tempo gli capitava di fare miracoli anche senza avvedersene. Alla fonte di Cannara una fanciulla gli offrì una ciotola d’acqua ma ne versò un poco, essendo cieca dalla nascita. Francesco con quell’acqua le bagnò gli occhi sigillati, che le bruciavano. Poi la benedisse e andò per la sua strada.

Qualche tempo dopo, ripassando di lì, vide la ragazza corrergli incontro con una luce di gioia negli occhi, ora aperti e raggianti, e gli disse:

«Sei stato tu! Dopo che mi toccasti gli occhi, per la prima volta ho veduto!»

E gaiamente gli narrava la scoperta del mondo sconosciuto, dei campi, del cielo, del viso di sua madre. Francesco se ne andò consolato, e riconobbe in quello un dono gentile di Gesù, che non rendendolo accorto del prodigio, aveva inteso risparmiargli la tentazione della superbia. La ragazza però lo disse a tutti.

Gli agenti del male

Insieme alla fede dei semplici, anche le invidie crescevano. Ma più dei chierici, più degli empi, più dei principi della Chiesa e dei compagni ribelli, chi si rodeva dei santi poteri di Francesco era sempre Satana, e con perseveranza inviava la muta dei dèmoni a confonderlo. Cagnazzo, Malacoda, Samael e compagnia bella, erano sempre in servizio contro di lui. Quella volta il Nemico inviò Draghignazzo il beffardo, preposto alle risse, a seminare discordia tra i fratelli. Avvicinandosi alla Porziuncola Francesco sentì un chiasso da bettola, ed entrato vide fra’ Illuminato, di solito gentile come una fanciulla, che bestemmiando picchiava fra’ Ginepro, né si riusciva a levarglielo dalle mani.

Avvinghiato al collo di Illuminato, Francesco scorse il demoniaccio peloso che lo teneva stretto, e disse:

«Ti vedo, Draghignazzo sguaiato, e ti ordino di lasciare il mio frate!»

Ma quello, berciando, con un bastone piccuto e rovente colpì il santo, che smilzo com’era gli teneva testa, finché la creatura infernale diventò enorme, spalancò la bocca e ingoiò fra Illuminato. Ma Francesco riuscì a tracciargli sopra il segno della croce, il Tentatore risputò il frate tutto intero e scomparve in una fiammata.

Illuminato si buttò nel lago, e appena mondo dalle bave diaboliche chiese perdono a fra’ Ginepro, abbracciò Francesco e gli disse

«Dove andrai tu, andrò anch’io».

Ma Satana non tiene mai un solo astragalo nel palmo.

In un dolce mattino Francesco predicava sulla riva del lago, e i pesci stavano attenti con la testa fuori dall’acqua, fermi ad ascoltarlo. Chiara, in orazione sul prato, mirava lieta. Un arcobaleno andava da una riva all’altra, e splendeva su loro. Ma alle spalle di Francesco c’era il diavolo Rubicante, portatore di gelosia e d’orgoglio, con uno spillone in mano, pronto a ficcarglielo nelle carni ma senza riuscirvi: il sole disegnava intorno al frate un’aureola di luce che lo proteggeva. Non trovando un punto scoperto, l’inviato del maligno grugniva di dispetto come un cinghiale del Subasio. Ma non era solo. Altre insidie Lucifero aveva seminato d’intorno. Un grosso capro nero girava sul prato, con simulata innocenza, masticando per finta un poco d’erba. Era Astaroth, il diavolo della lussuria, inviato per tentare Chiara e Francesco. Meravigliosamente ingenui e giovani com’erano, aveva pensato:

«Basterà una fiammella, e sarà l’incendio».

Ma cascava male. Amandosi in Dio, erano immuni. Più lussuria di Dio, che ci può essere? Attorno a loro tutto era luce, e l’amore aveva un’altra forma.

Come nel gioco della palla, avendo Astaroth mancato la presa entrò in campo spedito Rubicante, coadiuvato da Cagnazzo re dell’insolenza, e ispirò un viandante.

Dal sentiero si udì un canto sonoro, e sbucò fuori un pellegrino accaldato e arrogante, coperto di polvere. Si buttò nel lago con un tuffo chiassoso facendo scappare i pesci. E istigato dal demonio, con turpe ironia provocò Francesco.

«Scusami, se ti ho fatto scappare i fedeli! Dimmi un po’ ma sei grullo a predicare ai pesci? O sei vile? Comodo, i pesci non rispondono... Io invece sono stato in terra Santa a convertire i Saraceni, e quelli non scherzano. Guarda.

Si scoprì il petto segnato dalle ferite. Francesco colse uno sguardo di ammirazione da parte di Chiara. Ne soffrì, l’aureola del sole sparì e finalmente Rubicante, il geloso, gli conficcò il suo spillone nel cuore.

Andare oltremare

Già tante volte Francesco aveva pensato di andare in Oriente, dove infuriava la quinta crociata, e convertire il Sultano e portare la pace, a costo di affrontare il martirio. Ma quella volta decise. Illuminato volle accompagnarlo.

Tutti lo sconsigliavano.

Non andare Francesco, i tuoi frati mormorano:

«Ah così la nostra guida se ne va, a capriccio, a fare un giro in terra Santa?

Non andare Francesco oltremare, ci sono tante anime qui da salvare, tanti corpi da soccorrere, e tu pensi agli infedeli?

Non andare Francesco, sei malato, per gli strapazzi morirai prima di arrivare...

Non andare, in Marocco hanno appena ucciso cinque predicatori cristiani, vai incontro a morte sicura.

Non andare Francesco, il pastore non abbandona le sue pecore».

Francesco sorrise, con quella faccia un po’ da scherzo di quando diceva una cosa seria.

«Io sono il buon pastore e conosco le mie pecore. E ho altre pecore che non sono di quest’ovile. Anche quelle devo condurre, e se ascolteranno la mia voce diverremo un solo gregge» (Vangelo di Giovanni).

«Non lasciare i fratelli, disse Silvestro, proprio ora che sono scontenti e chiedono una regola più morbida. Se te ne vai, i frati non ti saranno più fedeli. Qualcuno già vorrebbe frate Elia al tuo posto».

Francesco non sentiva. Sentiva il mare e il suo libero respiro, lontano dalle querele dei frati. Non si era promesso a Gesù per tradire almeno un poco, come dicevano i lassisti, la sua parola. Un poco... peggio che del tutto. Che il sì sia sì, che il no sia no. Non esiste l’assoluto meno un pezzo.

Chiara gli disse:

«Quanto tempo starò senza notizie?»

«Dopo che sarò partito, se traccerai una croce sul muro della cella mi vedrai dovunque io mi trovi, e saprai cosa mi accade. Dopo, farai un’altra croce e l’immagine svanirà, finché non la richiami». (santa Chiara d’Assisi diverrà nel XX secolo la patrona della televisione).

Satana pensò:

«Il frate è spacciato, i Saraceni lo faranno dannare. Sarà martirizzato fra sì penosi tormenti, che morrà maledicendo il nome del Signore».

E si prese una vacanza.

Dov’è l’Oriente?

Francesco e Illuminato si incamminarono verso l’Oriente senza bisaccia, con quattro noci in tasca. Sentirono dei passetti... dietro c’era Ave, ansimante, che li aveva rincorsi per unirsi a loro. Francesco le grattò le orecchie, le chiese di tornare da Chiara, e di vegliare su lei. La volpe tornò indietro, volgendosi ogni tanto.

Illuminato domandò al compagno:

«Ma tu lo sai dov’è l’Oriente?»

Francesco si mise a girare su se stesso, gira gira gira in tondo come un derviscio, finché cadde a terra e guardò dinnanzi a sé: quella era la direzione.

Ripresero il cammino fra i prati di margherite in silenzio, e nel silenzio i passi erano sempre più leggeri, le anime lievi come fiocchi di pioppo.

Ma ecco il vento portò un rumore lontano, e si accorsero che una processione li stava seguendo. Dame e signori con carri pieni di vettovaglie, servi, guardie armate, puntavano verso di loro... un cavaliere con ricche vesti li raggiunse.

«Sono Torrigiano della Fratta, signore di Preggio e Solfagnano. Io, i miei parenti, i famigli, verremo pellegrini in Terra Santa con voi, onde guadagnarci l’indulgenza eterna. Abbiamo provviste bastanti per due mesi, formaggi, gabbie di polli e conigli, pernici in salamoia, legname, servi fedeli, armi, oro, ampie tende. La nave più veloce ci porterà a destinazione».

Francesco rispose:

«Ci sarà gradito accompagnarci a voi, purché lasciate ciò che è di troppo: le provviste, i calzari, i carri, le armi, l’oro, le tende. E se verranno i vostri servi, in cammino dovrete a vostra volta servirli».

Il cavallo del signore della Fratta si impennò con un nitrito di scherno e lui, altèro:

«Ah, dovrei farmi pezzente? Una risposta così merita le verghe. E sentiamo, frate... come pensi di attraversare il mare? E quanti viveri hai nella bisaccia?»

Francesco non aveva nemmeno la bisaccia. Si frugò in tasca, e gli mostrò le sue quattro noci. Il signore rise.

«Allora è vero che sei matto!»

Volse le spalle sdegnato, dando di sprone.

Da un’altura, Francesco guardò con sollievo i carri che sparivano all’orizzonte, veloci, quasi in fuga. A cena lui e Illuminato mangiarono una noce in due, e Illuminato fu attraversato dal pensiero delle pernici.

Giunsero al mare, nella città di Ancona. C’era una nave in partenza per l’Oriente, ma senza danari non li vollero a bordo. Tentarono con altre imbarcazioni per arrivare almeno in Sicilia, e furono malmenati. Illuminato bofonchiava, bofonchiava.

«Che bofonchi, Illuminato?»

«Come facciamo adesso?»

«Avremo meno fede dei bambini?»

«Quali bambini?»

«Quelli della Crociata dei Fanciulli. Parlo di Stefano, che aveva 11 anni e predicò nella terra dei Franchi, chiamando a raccolta i piccoli per andare a liberare il Santo Sepolcro. Stefano era convinto che gli adulti non ci riuscivano perché troppo carichi di peccati, e che solo l’innocenza poteva vincere. Si mise in cammino, e predicando in tutta la Francia raccolse per via ventimila ragazzi che lo seguirono senza pane, senza paura, e attraversarono la loro terra fino al mare, armati solo della loro fede». A chi gli chiedeva:

«Chi ci darà una barca per traversare il mare?» Stefano rispondeva:

«Non ne avremo bisogno: il mare si aprirà davanti a noi».

E quando furono al porto di Marsiglia, si gettarono fiduciosi nel mare, certi che Dio avrebbe scavato per loro una strada fra le acque, come quando salvò il popolo dal faraone.

«E si aprì?»

«No. Affogarono in tanti».

«E gli altri tornarono a casa?»

«No. Furono imbarcati sui mercantili, e venduti schiavi».

«Ah, che bell’esempio! Dà proprio le ali ai piedi! Se tu non avessi scacciato quei gran signori, a quest’ora fileremmo verso Gerusalemme su un legno sicuro».

Francesco non rispose, si sedette sulla riva. C’era rimasta una noce sola. La spaccò e ne diede metà a Illuminato. L’altra la mangiò lui, scavando il guscio senza romperlo. E la mise nell’acqua.

«Ecco il nostro vascello».

«Mi prendi in giro?»

In quella il guscio di noce si gonfiò, e si ingrandì fino a diventare una piccola barca. Su di essa i fratelli veleggiarono verso la Terra Santa. Il cielo diventò nero, li colse una burrasca, ma un angelo dalla svolazzante veste azzurra sorresse il guscio in mezzo ai flutti, e volò via appena tornò il sereno. Angelo frettoloso! Era appena scomparso, che un’agile giunca saracena si accostò in silenzio, due pirati saltarono a bordo, afferrarono frate Illuminato, colpirono alla testa Francesco che perse i sensi, cadde dalla barca e affondò in mare.

(15 Continua)

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21 settembre 2019

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