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fratello Francesco
sorella Chiara

· un romanzo di Barbara Alberti ·

Altiero, il cantastorie

Da quel giorno, Altiero non ebbe più bisogno di vantarsi delle proprie gesta: aveva trovato il suo argomento, raccontando quelle del matto. Adesso per intrattenere Chiara riportava le sue follie, e se ne pavoneggiava, come se narrare di un pazzo comprovasse il suo senno. Ma Chiara non si annoiava, e non scappava più dalla porta del ricamo, anzi ormai lo aspettava con ansia per avere notizie di Francesco. Visto il successo, Altiero divenne il cantastorie maligno delle sue imprese, che volgeva sempre in burla.

«Dopo, Chiara, dopo ti conto le nuove del mentecatto, ma ora senti cosa combinò prima della sua falsa partenza per la guerra. Esercitava la mercatura col padre, che gli aveva insegnato bene il mestiere, e lo scopo di tutto, il guadagno. Ed ecco venne a sapere che per un cattivo raccolto c’era la carestia a Foligno, e si moriva di fame. Chi aveva provviste resisteva, ma i poveri soccombevano in gran numero. Allora che fa quell’esaltato? Butta sul carro una partita di stoffe, la più preziosa del negozio di suo padre, la vende, corre a Foligno, a consegnare l’intero ricavato agli affamati. Il padre l’ha scoperto dopo che il bastardo era già in viaggio per Spoleto, e vuole regolare il conto tutto in una volta».

Chiara disse

«A me pare un gesto assennato, dar da mangiare a chi ha fame, come comanda Gesù».

Ciò che Altiero dice per infangare Francesco, agli occhi di Chiara lo innalza. Lo elegge ad esempio, e le azioni di lui suonano di rimprovero alla sua poca risolutezza: Favarone le proibisce di dare ai poveri, le sequestra le elemosine, e lei è capace solo di inventare trucchi per eluderlo, sempre con la paura d’esser scoperta. Un vero cavaliere di Cristo fa come Francesco, non bada agli interessi umani e va dritto al bene. In cuor suo gli dice bravo, amico. Ma tace, perché l’altro continui il racconto.

«Quando fuggì da Spoleto, per paura del padre restò nascosto in una buca. Passa da una buca all’altra, quel tapino: dopo averlo catturato, il padre l’ha incarcerato in una fossa, lo ha messo in catene, e gli getta gli avanzi dei cani».

Altiero pagava un servo di Pietro Bernardone perché lo informasse di ogni mossa e parola, e correva a riferirne a Chiara, con zelo di pettegola.

«Donna Pica, la madre, ha pietà del figlio, e ha detto al padre»

«Fate troppo conto di quei denari che Francesco ha distribuito ai bisognosi, però gli davate a piene mani per far baldoria con la sua brigata!»

«Spendevo per farlo stare coi ricchi, la sua liberalità conveniva al nostro nome. I suoi compagni erano tutti di famiglie potenti. Investivo in prestigio, e nei successi futuri. Ma dare ai pezzenti è un affronto: me li sono sudati, io, e lui li butta!»

«In Provenza abbiamo un proverbio: On ne donne qu’aux riches...»

Il marito non coglie la dolente ironia della moglie, e torvo

«Quando gli insegnavate tutte quelle canzoni in francese, e le gesta dei cavalieri, dovevo capire che lo stavate rovinando... Avessi buttato quei libri nel fuoco!»

Ormai la famiglia del mercante è sulla bocca di tutti. Il padre è dovuto partire, e la madre ha liberato il figlio. Lo ha lavato, nutrito, gli ha curato le ferite delle catene, e lui è scappato di nuovo... Al ritorno, il marito ha picchiato la moglie e lei, che è di nobile famiglia, si copre il viso con le mani e dice

«Quel honte, quel honte!», e lui

«Te la do io la honte! Io rivoglio i soldi! Voi stranieri, tutti ladri... con quale mariuolo francese m’hai fatto becco per mettere al mondo sto bel campione che m’ha sfrittellato diecimila baiocchi? Ma io lo porto in giudizio davanti al vescovo, mi deve ridare tutto, e rinunciare pubblicamente all’eredità. Lo svergognerò davanti al mondo, andrò a testa alta solo quando tutti sapranno che non è più mio figlio! Perché anche questo voglio gridare ai quattro venti, che mia moglie è una bagascia, e chissà chi è il padre!» Quest’ultima non era vera, l’aveva aggiunta Altiero per infangare oltre l’infangabile Francesco. Ma una serena sapienza le faceva distinguere dal vero le invenzioni di Altiero.

«E quando ci sarà l’incontro?»

«Doveva aver luogo stamani, vi terrò al corrente».

Ma le belle notizie volano, ed ecco irrompe Favarone, gaio come chi ha vinto alla riffa, esclamando

«Che scena, al vescovado... e quale indecenza! Mai vi fu un tale scandalo. La famiglia di Bernardone è del tutto disonorata, per la vergogna non potranno più mettere fuori il grugno! C’erano il vescovo, Pietro Bernardone, suo figlio, e tutti, i notabili e la gente del popolo, erano accorsi a godersi la punizione che sarebbe toccata a Francesco». Il mercante disse solennemente

«Signor Vescovo Guido, ho ordinato a mio figlio di comparire davanti a voi, perché mi restituisca i danari che mi ha sottratti, e faccia nelle vostre mani la rinuncia completa dei miei beni, anche dopo la mia morte».

«Avete ragione padre, risponde Francesco, rinuncio all’eredità, e nelle mani del vescovo Guido, vi consegno i vostri soldi».

E rimette al vescovo l’ultima borsa di danari, che aveva destinato alla ricostruzione di San Damiano. Il pubblico, che si aspettava la rissa, era deluso della sua arrendevolezza. Ma il meglio doveva ancora venire! Francesco comincia a spogliarsi, si toglie tutte le vesti, tutte, anche il panno da gamba, le getta fra le braccia del padre dicendo «anche questi sono vostri», e resta nudo come un pagano... vi fu un silenzio sdegnato, poi tutti si misero a ridere, a lanciare insulti al povero alienato, dalla galleria dei nobili fino alle panche più in basso. Il padre s’era fatto bianco come un morto, e gridò

«Tu non sei più mio figlio! Io ti maledico!»

Francesco, calmo gli rispose

«Allora mi rivolgerò al padre mio che è nei cieli, e ci penserà lui a benedirmi».

Intanto la folla rumoreggiava e sghignazzava, facendo commenti salaci sulla sua nudità — e poi era anche brutto, ma brutto che non si poteva guardare, con quel corpicino da ragno... Finché il vescovo pose fino allo sconcio gettandogli addosso il suo mantello, e lo sottrasse alla folla che lo richiedeva a gran voce, per bastonarlo. La masnada si buttò allora dietro a Pietro Bernardone con lazzi e ingiurie, lui si salvò correndo a casa, e ora gli manca solo di impiccarsi.

Mentre Favarone e Altiero berciano esecrando il demente, Chiara pensa a Francesco come al suo doppio, che è libero anche per lei prigioniera, e quei racconti la rallegrano come un fresco vento che fa volar via ogni costrizione, la sicumera di Altiero e la cecità di suo padre. Denigrando Francesco, i due avevano disegnato il suo eroe.

I due uomini ridono, Chiara sogna. Pensa a Francesco, e le sembra di entrare nel suo cuore come in una stanza. Quali estasi, quale compenso in Dio deve mai avere quel giovane per sopportare le ingiurie, le busse, l’ira del padre, dar via tutto il suo e diventare il buffone della città, deriso dal popolo e dalla gente bennata? Egli si è ribellato come lei non osa fare: se fosse all’altezza di quel ribelle, dovrebbe fuggire di casa e confidare in Gesù.

Altiero malevolo nota che Chiara non si diverte, né si unisce al vituperio contro Francesco, e viene colpito dal dubbio che in segreto lo approvi. Ma certo, ha ben visto come si anima ascoltando quelle vicende penose. Che sia lui il suo rivale, di cui lo aveva avvertito l’esasperante fidanzata? Ma esisterà poi davvero? A volte crede di sì, altre di no. Nel dubbio sospetta di tutti, e perché non del suo nemico? Ma ancora una volta, lo specchio lo rassicura. È troppo bello, come potrebbe Chiara inclinare per un tale sgorbio?

Aiutami, Gesù

Francesco era ormai sulla bocca di tutti, anche della Balia, e Chiara apprendeva le sue avventure da più voci.

La Balia: «Ah, ci mancava solo questa alla carriera di quel disgraziato: come non ce ne avesse fatte vedere abbastanza, adesso fa comunella coi lebbrosi! Invece di scappare appena sente il campanello, come chi è sano di mente, lui li cerca, ci vive, li serve, li bacia, canta per loro le sue canzoni... che schifo! Dice che sono fratelli in Gesù».

«Anch’io voglio essere sua sorella in Gesù», disse Chiara ad Agnese. In segreto le due sorelle parlavano di Francesco con ammirazione, per la sua fede che lo rendeva invincibile. Solo loro vedevano il guerriero nel mentecatto.

E proprio allora suo padre fissò a tre giorni la data delle nozze. Suocero e genero si intendevano a meraviglia, e il dileggio contro Francesco li aveva uniti del tutto. Gli sponsali di Chiara erano il capolavoro di Favarone, chiudevano il cerchio di un’amministrazione saggia e ambiziosa. Mettevano tutto a posto, gli affari, i sogni di grandezza, e in più acquistava nel giovane Brufani quel figlio maschio, che in una casa tutta di donne gli era sempre mancato. Il vero matrimonio era tra le famiglie, e del consenso di Chiara ormai non ne parlava più nemmeno Ortolana. Sicuro di tenerla in pugno, Altiero si fece insolente. Ogni suo sguardo era una promessa di umiliazioni future.

Fu allora che Chiara, sospinta dall’esempio di Francesco, rivelò alla madre che non poteva sposarsi con Altiero né con nessuno, che si era promessa a un altro. La madre perse i sensi. Tornando in sé, le chiese

«A chi ti sei promessa, sventurata?»

«Ho fatto un voto. Mi sono promessa a Gesù». E Ortolana svenne di nuovo. Essendo profondamente e lietamente religiosa, in altre circostanze se ne sarebbe rallegrata. Ma non alla vigilia di quelle nozze solenni, con la cattedrale addobbata, il vescovo, i prestigiosi invitati... Ortolana più che mai si trovò fra due fuochi, l’amore per la figlia e quello per il marito, fatto anche di paura. «Tuo padre ti ammazza! Solo se fossi in punto di morte, potresti scamparla».

«Dunque, basterebbe morire», disse Chiara con un lieve sorriso, e pregò Gesù, «aiutami».

Non aveva finito di dirlo che divenne bianca come la neve, fu presa da un forte tremito e cadde di schianto a terra, scossa da una febbre fortissima.

Ortolana chiamò a gran voce il marito, i servi, i famigli... le convulsioni squassavano Chiara, il medico accorse, e decretò che aveva pochi giorni di vita, forse poche ore. Gli addobbi nuziali furono smontati, e si cominciò ad approntare con discrezione quelli del lutto. Il vescovo pregò Dio di accogliere la povera vergine, rapita sull’orlo delle nozze.

(7 continua)

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20 agosto 2019

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