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​Fratelli di tutti

· Il dolore dei cattolici pakistani per i connazionali musulmani uccisi nella strage in Nuova Zelanda ·

Quei nove cittadini pakistani caduti nella strage di Christchurch, in Nuova Zelanda, «sono nostri fratelli». Tra loro Naeem Rashid, l’insegnante cinquantenne che si è immolato cercando di bloccare il killer, «ora è un eroe nazionale». Il cardinale Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi, si fa portavoce dei cristiani pakistani condannando «l’orribile attacco alle moschee in Nuova Zelanda, che ha massacrato fedeli musulmani riuniti in preghiera, con un atto insensato e disumano».

La veglia di preghiera organizzata il 20 marzo dalla comunità cristiana a Lahore (Ap)

I cattolici pakistani ben conoscono la tragedia di innocenti uccisi nei loro luoghi di culto, atto terroristico di disprezzo della fede e di odio religioso, perché più volte in passato hanno subito in Pakistan attacchi dentro le chiese. Solo pochi giorni fa a Lahore i fedeli locali hanno partecipato a una messa di suffragio, ricordando i due gravi attentati del 15 marzo 2015 (lo stesso giorno dell’attacco a Christchurch, quattro anni prima), quando i kamikaze colpirono due chiese, una cattolica e una protestante, piene di fedeli riuniti per la liturgia domenicale. Fu un attacco pianificato al popoloso quartiere cristiano di Youhanabad, dove vivono oltre centomila cristiani della capitale del Punjab pakistano. Per questo, a parti invertite, quando sono i musulmani a essere trucidati, lo slancio di solidarietà è perfino maggiore: «Durante questo tempo di Quaresima, un tempo di preghiera, digiuno e penitenza, preghiamo per tutte le vittime della violenza, per la consolazione degli afflitti, per la giustizia e per la pace», afferma Coutts in una nota inviata a «L’Osservatore Romano».

«Desideriamo offrire, con tutto il cuore, la nostra profonda solidarietà e il nostro affetto ai nostri fratelli e sorelle musulmani, in questo momento di sofferenza», aggiunge, deplorando «quel gesto violento che vuole distruggere l’armonia sociale e religiosa in Nuova Zelanda». Il cardinale arcivescovo di Karachi elogia Naeem Rashid e rimarca: «Il suo gesto rivela che noi pakistani siamo persone di pace e che siamo capaci di sacrificare le nostre vite per il prossimo».

In Pakistan, nazione che si ritrova con un alto bilancio di vittime connazionali nel massacro di Christchurch, migliaia di cittadini di diversa fede (musulmani, cristiani e indù) hanno dato vita nei giorni scorsi a manifestazioni di protesta e solidarietà, organizzando veglie di preghiera che hanno coinvolto i credenti di tutte le comunità religiose. I cattolici (l’1 per cento della popolazione nella “terra dei puri”) si sono uniti pubblicamente a queste celebrazioni e l’arcivescovo-vescovo di Islamabad-Rawalpindi, Joseph Arshad, presidente della Conferenza episcopale pakistana, esprimendo ferma condanna per l’accaduto, rileva che «la strage in Nuova Zelanda è la prova di una crescente ondata di estremismo e radicalizzazione in tutto il mondo. Essa dimostra che il terrorismo non ha religione né confini nazionali».

di Paolo Affatato

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17 agosto 2019

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