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Francobolli natalizi dal carcere

Uno dei francobolli per il Natale 2018

«Confesso che da bambino, appena un foglio bianco mi si presentava davanti, non mancavo mai di disegnarci sopra» scrive Marcello D’Agata parlando della sua passione per matite e colori. «Naturalmente erano solo degli scarabocchi, ma il farlo mi piaceva molto, perché in quei fogli davo forma e colore alle mie emozioni e, più di tutto, ai miei sogni. Poi il destino, che forse avrei potuto evitare se avessi avuto più forza interiore e più istruzione, e quindi più condizioni per capire che le scelte sbagliate non pagano ma si pagano. Da allora ho quindi smesso di scarabocchiare, di dare colore ai miei sogni e al futuro. Da quasi un quarto di secolo mi trovo ristretto in ambienti che impediscono ai colori di vivacizzare il mio vivere». Non si tratta di una metafora: Marcello D’Agata è detenuto nel carcere di Milano Opera. «Questo, almeno, fino a qualche anno fa. Da quando la Direzione della Casa di reclusione ha permesso a un gruppo di ristretti di partecipare a un corso di disegno, la fonte di ispirazione e le capacità assopite hanno ripreso vita». Quest’anno la serie di francobolli di Natale che il Vaticano porrà in vendita il 9 novembre porta la sua firma. L’iniziativa è nata nell’ambito del progetto Filatelia nelle carceri che il giornalista Danilo Bogoni sta seguendo da anni nel penitenziario milanese. «Gli ultimi tra gli ultimi — si legge nel comunicato stampa dall’Ufficio filatelico e numismatico del Vaticano — sono da sempre nel cuore di papa Francesco e sulla loro situazione più volte si è pronunciato: quelli che sono in carcere stanno scontando una pena, una pena per un errore commesso. Ma non dimentichiamo che, affinché la pena sia feconda, deve avere un orizzonte di speranza, altrimenti resta rinchiusa in se stessa ed è soltanto uno strumento di tortura, non è feconda». I tagli — da 1,10 e 1,15 euro — sono stampati in un massimo di sessantamila pezzi; c’è anche la versione a libretto, comprendente due serie. «Dal disegno alla pittura — spiega D’Agata — il passo è stato breve, così da subito dipingere mi ha appassionato in un crescendo continuo alla ricerca di un miglioramento pure sul piano personale. L’amore per l’arte, anche se so di essere arrivato tardi ha risvegliato una parte di me che mi era sconosciuta, perché nascosta da quella oscurità che mi ha rubato la vita». 

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