Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Francesco
e le figlie di Esther

Le Riduzioni gesuitiche che fiorirono in Paraguay dimostrano che «una società più umana è possibile anche oggi». Ne è convinto Papa Francesco, che alla vigilia della conclusione del viaggio ha riproposto l’attualità di quella che ha definito «una delle più interessanti esperienze di evangelizzazione e di organizzazione sociale della storia».

Ana María e Mabel Careaga Ballestrino  prima dell’incontro con il Papa

Il pomeriggio della penultima giornata trascorsa dal Pontefice in terra paraguayana si è aperto con un piccolo fuori programma. Francesco si è recato nell’istituto San Rafael fondato da padre Aldo Trento, missionario italiano della fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo. Accoglie malati terminali, orfani, bambini con gravi deformazioni, anziani, ragazze madri e donne che hanno subito violenza. Tra i tanti gesti compiuti, il Papa ha baciato il piede piagato di un malato di diabete, che nei prossimi giorni subirà un intervento di amputazione.

Risalito sulla papamobile il Pontefice ha raggiunto il palazzetto dello sport León Condou, della scuola San José, gestita dai padri betharramiti nella capitale. Un breve saluto del vescovo incaricato della Conferenza episcopale ha introdotto cinque domande, alle quali il Papa ha risposto con un discorso rivolto ai cosiddetti «costruttori della società»: docenti di scuole e atenei, artisti, industriali, sindacalisti, sportivi, operatori dei media, associazioni delle donne, degli agricoltori e degli indigeni. All’incontro, che aveva per tema «Per una cultura della fiducia», erano presenti, tra gli altri, il capo dello Stato e un’anziana donna di 103 anni, fondatrice di un’associazione. Organizzato dall’Università cattolica del Paraguay, come ha spiegato il rettore padre Narciso Velázquez, l’appuntamento è stato l’occasione per mostrare a Francesco le tradizioni e i valori di un popolo umile, semplice, che però non si stanca di lottare per la pace sociale.

Quindi in papamobile il trasferimento alla cattedrale per la celebrazione dei vespri con il clero paraguayano. Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, seminaristi e rappresentanti dei movimenti si sono dati appuntamento nel bellissimo tempio dedicato — come la città del resto — all’Assunta.

Alla celebrazione dei vespri la lettura breve, tratta dalla lettera agli Ebrei, è stata proclamata in spagnolo e in guaranì. Le intenzioni sono state affidate a un’anziana religiosa, al prete di più recente ordinazione (il ventisettenne Rainer Rodrigo Riqelme, della diocesi di Concepción), a una contemplativa, a un seminarista e a una laica consacrata.

Con un altro fuori programma Francesco ha quindi visitato la chiesa di Cristo Rey e l’annessa struttura gestita dai padri gesuiti di Asunción. Accolto da una quarantina di confratelli, ha pregato davanti alla reliquia del cuore carbonizzato di san Roque González de Santa Cruz, primo santo paraguayano, canonizzato da Giovanni Paolo II durante la visita del 1988. Poi nel campo del collegio ha trovato quattrocento giovani in festa, ai quali ha rivolto un piccolo ma forte discorso, esortandoli all’impegno e alla responsabilità e concludendo con l’invito ad hacer lío.

Infine è rientrato in nunziatura per il pernottamento, a conclusione di una giornata intensissima, ricca di grandi emozioni per il Pontefice, che in questa tappa paraguayana si è trovato nell’ambiente più prossimo a quello della patria lasciata tre anni fa e nella quale non ha finora fatto ritorno. Proprio in nunziatura ha infatti ricevuto diverse visite: a cominciare da quella di Ana María e Mabel Careaga Ballestrino, due delle tre figlie di Esther, la donna a capo del laboratorio chimico in cui lavorava da giovane, poi “desaparecida”, vittima del regime militare. Allo stesso tempo ha abbracciato alcuni parenti argentini — il più prossimo era il nipote Juan Ignacio, figlio della sorella Maria Elena — e ha salutato un gruppo di ebrei, guidati dal rabbino Epelman e una delegazione di Scholas occurrentes.

dal nostro inviato Gianluca Biccini

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE