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​Francesco e il netturbino

L’incoraggiamento alla delegazione dei camioneros argentini che fanno il duro lavoro di raccogliere l’immondizia, e che cercano strade più efficaci di rappresentanza sindacali, e l’abbraccio ai rom perché trovino il coraggio di scelte concrete per rilanciare la loro dignità nelle periferie di tutta Europa. Sono stati i due momenti più significativi dell’udienza generale. Insieme con i lavoratori argentini, Papa Francesco ha accolto con un abbraccio Maximiliano Acuña, un giovane netturbino di Buenos Aires che non si è rassegnato all’amputazione delle gambe in seguito a un grave incidente automobilistico, avvenuto otto mesi fa. Ha perdonato la persona che ha causato l’incidente, con la forza della fede e dell’amore della sua famiglia, avviando nuovi progetti sociali e artistici.

Un appello perché «i rom in tutta Europa riscoprano le loro radici cristiani e si schierino dalla parte dei più poveri tra loro, sostenendoli concretamente»: ecco cosa ha spinto quaranta zingari ungheresi a chiedere al Papa il sostegno per il restauro del santuario di Csatka, «perché diventi sempre più il riferimento spirituale del popolo rom».

Con loro c’era il vescovo di Szombathely, monsignor János Székely, promotore della pastorale dei rom. «In Ungheria gli zingari sono l’otto per cento della popolazione, con molte difficoltà per istruzione e scolarizzazione». La Chiesa, racconta il presule, «ha sessantadue centri dove millecinquecento giovani sono sostenuti nello studio e nella formazione professionale». Purtroppo, fa notare il vescovo, «il santuario di Csatka è in pessimo stato, ma vogliamo tutti insieme ristrutturarlo per renderlo accogliente per i pellegrini rom cristiani di tutta l’Europa centrale». È stata anche creata la fondazione ad hoc, la Croce benedetta (Áldott Kereszt Egyesület’), che prende il nome proprio dalla croce, simbolo dei rom ungheresi, già benedetta da Giovanni Paolo ii e da Francesco.

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21 luglio 2019

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