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Fra le debolezze umane

· Nell’esortazione «Amoris laetitia» una Chiesa missionaria ·

Se nella lunga stagione sinodale sulla famiglia ha giocato talvolta in maniera incongrua la contrapposizione ideologica tra dottrina e pastorale, appaltata alla consueta polarità tra conservatori e progressisti, il profilo di Amoris laetitia mostra quanto il Papa corregga alla radice queste derive fuorvianti, offrendo un saggio — obiettivamente originale — di esercizio di magistero pastorale.

Egon Schiele, «La famiglia» (1918)

Già in Evangelii gaudium Francesco aveva affermato: «Non credo neppure che si debba attendere dal magistero papale una parola definitiva o completa su tutte le questioni che riguardano la Chiesa e il mondo» (16). Proseguendo in questa direzione Amoris laetitia fa un sorprendente passo in avanti: «Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano» (3).

Con queste parole si pongono le premesse per uscire da una considerazione schematica e rigida della relazione tra dottrina e pastorale. Proporre un differente modo di esercizio del magistero ecclesiale corregge un diffuso sentire comune che affonda le sue radici in un preciso frangente della storia ecclesiale: l’enfasi sul magistero si manifesta soprattutto quando, a partire dal xix secolo, divenne centrale la preoccupazione di opporsi al mondo e di produrre un “modello” alternativo di uomo e di società. Compito dell’autorità ecclesiale era quindi garantire l’autenticità di tale modello e guidarne l’esecuzione da parte dei differenti soggetti della comunità cristiana impegnati nella società.

di Gilfredo Marengo

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19 gennaio 2018

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