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Quando il fotografo riconosce la storia

· In un libro di Mario Calabresi ·

Che Mario Calabresi fosse un appassionato di fotografia i lettori de «La Stampa» l’avevano capito da subito, cioè da quando, con lui direttore, avevano visto aumentare sul loro giornale gli articoli dedicati a mostre e libri di grandi fotografi. Una passione nata da ragazzo - spiega Gaetano Vallini nel suo articolo dedicato all'ultimo libro di Calabresi, A occhi aperti (Roma, Contrasto, 2013, pagine 207, euro 19,90), sui fotoreporter che più l’hanno colpito - quando a dodici anni, ebbe in regalo la sua prima macchinetta, e coltivata con la complicità di uno zio fotografo di professione che, oltre a mostrargli volumi e riviste, lo portava con sé insegnandogli tecnica e trucchi del mestiere. Ma per chiarire subito il punto di vista, nella prefazione Calabresi afferma che «non è un libro sulla fotografia ma sul giornalismo, sull’essenza del giornalismo: andare a vedere, capire e testimoniare». Anche perché, spiega, «ci sono fatti, pezzi di storia, che esistono solo perché c’è una fotografia che li racconta. Un’immagine talmente forte da riuscire a muovere sensibilità e coscienze pubbliche».

E in effetti A occhi aperti è come una finestra aperta sulla storia, raccontata non solo con le immagini, ma soprattutto attraverso i ricordi di coloro che le hanno riprese attraverso l’obiettivo della loro macchina fotografica; testimoni di momenti, spesso drammatici, che hanno segnato il nostro recente passato. Con lo scopo di scoprire «cosa era successo un attimo prima e un attimo dopo» gli scatti più significativi dei grandi maestri, Calabresi nel suo viaggio appassionato e appassionante svela vicende note e meno note, retroscena che possono offrire prospettive di lettura nuove a immagini già viste: dal fotografo praghese Josef Koudelka, che per primo raccontò al mondo l’invasione della capitale cecoslovacca da parte delle truppe dell’Armata Rossa nell’agosto del 1968, a Paul Fusco, che raccontò il lungo addio che il popolo americano tributò al feretro di Robert Kennedy nel giugno dello stesso anno.

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19 giugno 2019

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