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Fotogrammi conclusivi

La visita nella Chacarita, come chiamano da queste parti la periferia degradata che cinge, quasi abbracciandolo, il centro di Asunción; la messa alla presenza di oltre un milione di persone giunte da tutto il Paraguay e dalla vicina Argentina; un incontro stile gmg con le nuove generazioni, per affidare loro il presente e il futuro dell’intero continente. Sono i fotogrammi dell’ultima tappa del viaggio di Papa Francesco in America latina, conclusosi domenica sera, 12 luglio.

Il primo appuntamento è stato in una borgata estremamente povera della città, nella Chacarita appunto. Una zona acquitrinosa denominata Bañado Norte. Il nome rimanda, appunto, a uno dei tanti bañados (“bagnati”), i conglomerati urbani sorti nei terreni adiacenti il fiume che regolarmente vengono invasi dalle acque. La gente vive in baracche di legno compensato e metalli come il ferro e lo zinco. E tra fango e rivoli di fogne, si finisce con l’imbattersi in branchi di cani randagi e persino di maiali che sguazzano nella spazzatura alla ricerca di qualcosa da mangiare.

Giunto a bordo dell’utilitaria grigia, dai finestrini abbassati Francesco ha salutato i tanti bambini che si erano assiepati dietro le transenne. Accolto dal parroco Ireneo Valdéz e dal provinciale Alejandro Tilve, che gli hanno presentato brevemente la comunità, è entrato nel cortile di alcune abitazioni. In quella di Asunción Ayala, una sorridente nonnina circondata dalla sua numerosa famiglia, ha asperso con l’acqua benedetta l’umile dimora e i presenti con i quali ha pregato. In un’altra gli sono state offerte sopa paraguaja, cocido e mate. Poi nel vicino campo sportivo è avvenuto l’incontro con la popolazione. Il Papa ha preso posto su una sedia bianca e gialla, realizzata con plastica riciclata. Sullo sfondo i disegni e i pensieri degli studenti. «Benedici il nostro Paese e la nostra famiglia», «Una vita dignitosa, siamo tutti figli di Dio», «Allegria, amore, felicità bontà, rispetto, pace, amicizia»: alcune delle richieste. Nei disegni la scuola è circondata di acqua su cui galleggiano rifiuti; ma c’è anche il sogno di un fiume pulito in cui fare il bagno all’ombra degli alberi.

La messa domenicale di Francesco è stata celebrata tra la marea di fedeli raccolti nella base aerea militare Ñu Guazu. Tra i presenti anche i presidenti del Paraguay, Octavio Cartes, e dell’Argentina, Cristina Fernández de Kirchner, arrivata la sera precedente, che Francesco ha salutato al termine del rito. Con lei oltre 160 mila connazionali, per la maggior parte provenienti dalla regione di Formosa, vicina al confine. Il luogo è lo stesso in cui nel 1988 Giovanni Paolo II canonizzò Roque González de Santa Cruz e i suoi compagni. Una croce è stata innalzata in memoria di quell’avvenimento. Purtroppo la pioggia caduta nelle ore precedenti aveva trasformato l’area in un immenso pantano, in cui si affondava nel fango, tanto da costringere ad annullare il previsto giro della papamobile in mezzo alla folla.

Dopo la preghiera mariana dell’Angelus, il trasferimento in nunziatura per l’incontro con i vescovi del Paraguay. Così come aveva fatto in Ecuador e in Bolivia, è stato un appuntamento privato in un’atmosfera di colloquio familiare. Dopo il pranzo il Papa si è congedato dalla residenza in cui è stato ospitato durante il soggiorno.

Nel pomeriggio, a bordo della vettura aperta, Francesco si è trasferito sul lungofiume Costanera per incontrare i giovani, che sono la grande maggioranza di questo popolo: il 75 per cento dei paraguayani ha infatti un’età compresa fra i 9 e i 40 anni. Canti, letture, testimonianze e preghiere hanno scandito i vari momenti in un’atmosfera di festa in cui il vivace clamore — cori da stadio, grandi palloni colorati e altri più piccoli con il rosso, il bianco e il blu della bandiera nazionale, flashmob e musiche per tutti i gusti — ha saputo lasciare spazio al silenzio nei momenti di raccoglimento. 

dal nostro inviato Gianluca Biccini

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19 giugno 2019

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