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Si complica il negoziato sulla Grecia

· Sospeso l’Eurogruppo straordinario ·

Sarà un accordo al fotofinish quello sulla crisi greca: questa l’unica certezza nel lungo e complesso negoziato tra Atene e i creditori internazionali. Lunedì, dopo l’Eurogruppo (il vertice dei ministri economici e finanziari dell’eurozona), l’intesa sembrava a un passo.

Poi, a sorpresa, ieri sera tutto è saltato: il secondo Eurogruppo straordinario è durato solo un’ora. Doveva fornire la base tecnica del compromesso da concludere oggi, durante il Consiglio dei capi di Stato e di Governo, ma è stato sospeso. Evidentemente gli attriti sono ancora troppo pesanti per consentire lo svolgimento di un dialogo proficuo. E tuttavia un’intesa è necessaria prima del 30 giugno, termine oltre il quale Atene cadrà in default. «Il Governo greco resta fermo sulle sue posizioni. Abbiamo fatto sforzi enormi e dolorosi per arrivare a un accordo fattibile, ora la palla è nel campo delle istituzioni» afferma una fonte ufficiale greca. Nessuno dei partecipanti dell’Eurogruppo ha rilasciato dichiarazioni dopo la sospensione. Già ieri, a metà mattinata, il premier greco, Alexis Tsipras, aveva fatto capire che la strada sarebbe stata in salita perché «i creditori non accettano alcune proposte greche», in particolare quelle sul congelamento del debito per evitare il default. Tsipras aveva fatto riferimento soprattutto alla posizione di uno dei creditori, il Fondo monetario internazionale (Fmi), che non sarebbe d’accordo su alcune proposte di Atene. «La non approvazione delle misure compensative non è mai accaduta prima. Né in Irlanda né in Portogallo, in nessun posto» ha spiegato Tsipras. Ciò nonostante, dal direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, sono poi arrivate parole concilianti: «Occorre che le misure proposte da Atene siano credibili, non si può costruire un programma sulle promesse». Più duro il commento del presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, secondo il quale «non ci siamo ancora: resta molto lavoro da fare».

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16 luglio 2019

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