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Fossa comune a Raqqa
con oltre
cinquecento corpi

· ​È la più grande mai trovata in Siria ·

Operatori sul luogo del ritrovamento della fossa comune (Ap)

Nuovo orrore in Siria. Oltre cinquecento cadaveri sono stati esumati ieri dalla più grande fossa comune mai trovata in Siria, vicino alla città di Raqqa, un tempo la principale roccaforte del sedicente stato islamico (Is) nel paese arabo. Le ricerche sono ancora in corso: il numero dei cadaveri potrebbe ulteriormente aumentare. Indagini sulle fosse comuni siriane — dicono fonti di stampa — sono state avviate da squadre di gruppi locali e di soccorritori nell’intento di preservare i corpi e fornire così prove evidenti per eventuali processi per crimini di guerra. Una vasta campagna militare ha espulso l’Is da Raqqa oltre un anno fa, ma i gruppi di ricerca e soccorso continuano a localizzare fosse comuni nella città e nei suoi dintorni. Sono in tutto nove le fosse scoperte finora. Quella trovata ieri — affermano i soccorritori — dovrebbe contenere addirittura oltre 1500 corpi. Sarebbe dunque la macabra testimonianza di un eccidio molto probabilmente perpetrato dai jihadisti contro la popolazione comune. Hammoud al-Shawakh, un funzionario locale coinvolto nelle ricerche, ha riferito che i 516 cadaveri finora trovati sarebbero soprattutto di civili. Si pensa che siano stati sepolti lì negli ultimi giorni della campagna di liberazione della città, durata quattro mesi. Le squadre stanno tentando di dare un nome ai corpi in base agli abiti e agli effetti personali.

Intanto, il conflitto continua, così come l’impegno della diplomazia internazionale nel cercare di arrivare a una soluzione. Ha preso infatti il via oggi ad Astana, in Kazakhstan, un nuovo round di colloqui promossi da Russia, Turchia, Iran. In cima all’agenda ci sono l’accordo per la tregua nella provincia nord-occidentale di Idlib, il ritorno dei rifugiati, gli sforzi per la creazione di una commissione per la nuova costituzione e il rilascio di prigionieri.

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