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Forze speciali statunitensi
a Sirte

· Per raccogliere informazioni e coordinare i bombardamenti contro l’Is ·

Uomini delle forze speciali statunitensi aiutano in maniera diretta e sul terreno, a Sirte, gli alleati libici man mano che si intensifica l’offensiva contro le postazioni del cosiddetto Stato islamico (Is) nella roccaforte jihadista: lo scrive il «Washington Post». Secondo il quotidiano, che cita fonti di sicurezza occidentali e locali in Libia, un piccolo gruppo di forze speciali statunitensi, cui sarebbe affiancato anche un nucleo di militari britannici, lavora insieme con le truppe leali al Governo di unità nazionale libico per raccogliere informazioni di intelligence e coordinare gli attacchi aerei statunitensi.

Forze di Tripoli lanciano un missile contro le postazioni jihadiste a Sirte (Reuters)

Personale statunitense e britannico è stato visto a Sirte in diverse occasioni. All’inizio del mese, gli Stati Uniti hanno cominciato la campagna di raid regolari contro le postazioni jihadiste a Sirte, roccaforte dell’Is in Libia, su richiesta del Governo di unità nazionale del premier designato, Fayez Al Sarraj. Il Pentagono non ha voluto commentare la notizia, ma ha riconosciuto che piccoli team statunitensi lavorano per raccogliere informazioni sul terreno. Stando alle fonti consultate dal quotidiano, invece le forze speciali statunitensi stanno lavorando a Sirte, attrezzate per il combattimento. Secondo una fonte di Washington che ha fornito dettagli, i soldati statunitensi hanno stabilito un centro operativo alle porte di Sirte con l’intento di appoggiare i passi avanti delle truppe fedeli al Governo di Tripoli.
Oggi in un’intervista al «Corriere della Sera» il premier libico, Fayez Al Sarraj, ribadisce che «l’Is è un’organizzazione pericolosissima» e che «utilizzerà qualsiasi mezzo per inviare i suoi militanti in Italia e in Europa. Non sarei sorpreso — aggiunge — di scoprire che i suoi uomini si nascondono sui barconi in viaggio verso le vostre coste. Dobbiamo affrontare insieme questo problema ed essere consapevoli che tra i migranti possono trovarsi terroristi. L’Is ci minaccia tutti allo stesso modo».

Il premier apprezza perciò la scelta italiana di permettere ai caccia statunitensi, impegnati nei raid aerei sulla roccaforte jihadista Sirte, di utilizzare la base di Sigonella. «I contributi italiani in ogni caso — afferma — sono sostanzialmente umanitari: contribuiscono a risparmiare vite umane». Quanto ai tempi per sconfiggere i jihadisti nel Paese, secondo Al Sarraj non saranno lunghi, «probabilmente non mesi, solo poche settimane». Il premier libico si è quindi rivolto direttamente al Governo italiano: «A Roma chiediamo ospedali e mezzi», ovvero di «trattare e curare nei suoi ospedali i feriti di guerra: vorremmo più cooperazione in questo senso». Per Al Sarraj anche «ospedali da campo che sarebbero molto utili per trattare in tempo utile i nostri feriti gravi sulle prime linee».

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25 agosto 2019

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