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Forza e diplomazia

· Confronto internazionale mentre in Siria non si fermano i combattimenti ·

Il confronto internazionale sulla crisi siriana mostra aperture diplomatiche e irrigidimenti di posizioni, in attesa che si arrivi a una decisione  condivisa del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla questione delle armi chimiche. Il segretario di Stato americano, John Kerry, dopo l’intesa  con il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, per metterle sotto controllo internazionale,   insistite affinché l’Onu agisca già la settimana prossima. Nel frattempo, l’Iran,  tradizionale alleato di Damasco, cerca un rilancio negoziale per mettere  fine alla guerra civile siriana. Proprio in queste ore, peraltro, si accentua lo scontro  tra le diverse componenti dell’opposizione al Governo del presidente Bashar Al Assad,  con la Francia che si dice pronta ad armare una delle parti.

Il presidente iraniano, Hassan Rohani, in un articolo su «The Washington Post», ha offerto il proprio impegno  per cercare di fermare il conflitto in Siria e,  più in generale, di allentare le tensioni nell’intera area mediorientale, in riferimento in particolare al  Bahrein, dove la monarchia filosunnita dell’emirato    fronteggia  crescenti proteste della maggioranza sciita.

Poche ore prima, durante la sua visita in Mali per l’insediamento del nuovo capo di Stato, Ibrahim Boubacar Keïta, il presidente francese, François Hollande, si è detto favorevole ad armare la coalizione nazionale siriana, che unisce parte dei ribelli,  facendo  una netta distinzione con i gruppi  fondamentalisti islamici.  Secondo Hollande, «i russi riforniscono regolarmente di armi l’esercito siriano, mentre  noi lo faremmo in un contesto internazionale con diversi Paesi e che possa essere controllato, perché non possiamo accettare che le armi cadano  nelle mani degli jihadisti».

Una nota della  coalizione nazionale siriana  ha  denunciato oggi i recenti attacchi di  milizie  fondamentaliste islamiche  contro gli altri gruppi insurrezionali. La nota fa riferimento in particolare alla conquista della  città di Azaz, al confine con la Turchia, strappata dopo una lunga e sanguinosa battaglia al  cosiddetto esercito libero  siriano.

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22 luglio 2019

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