Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Formazione e discernimento

· Monsignor Manicardi illustra il nuovo statuto dell’Almo collegio Capranica ·

Formazione e discernimento: sono due degli aspetti più importanti sui quali insiste il nuovo statuto dell’Almo collegio Capranica, approvato dal Papa lo scorso 14 gennaio. In questa intervista a «L’Osservatore Romano» il rettore monsignor Ermenegildo Manicardi ne illustra motivazioni, contenuti e prospettive.

I cardinali Domenico e Angelo Capranica nell’affresco di Antoniazzo Romano custodito nella Cappella di Sant’Agnese all’interno del collegio

Il Papa ha approvato i nuovi statuti. Quali sono le novità introdotte?

In un certo senso non vi sono novità particolari o eclatanti: il Santo Padre, approvando il nuovo statuto il 14 gennaio scorso, ha confermato la secolare tradizione dell’Almo collegio Capranica, fondato il 5 gennaio 1457, come un bene e un patrimonio della Chiesa universale, che merita di essere custodito. Il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, nella lettera che ha indirizzato al cardinale Paolo Romeo, presidente della Commissione episcopale per l’Almo collegio Capranica, con la quale ha consegnato il testo dei nuovi statuti, ha auspicato che «rimanga vivo e saldo il legame con la sede di Pietro, che ha sempre caratterizzato l’Almo collegio Capranica, lungo la sua secolare esistenza, a garanzia della sua speciale singolarità caratterizzata anche dall’essere un’unica e indivisa comunità in cui giovani e adulti, motivati dalla fede in Gesù Cristo, per volontà dei loro vescovi, si preparano al ministero ordinato o perfezionano la loro formazione in tale ministero». In particolare, Papa Francesco ha confermato quanto già era stabilito nello statuto precedente approvato da Giovanni Paolo II nel 1982, ossia la «diretta giurisdizione del Sommo Pontefice» (articolo 8) alla quale l’Almo collegio Capranica ha l’onore di essere sottoposto.

Come si esercita questa giurisdizione?

Tale «diretta giurisdizione», sin dal motu proprio di Paolo VI Propenso et sollicito animo del 29 giugno 1971, è esercitata dalla Commissione episcopale per l’Almo collegio Capranica, nominata dal Sommo Pontefice — così come il rettore — e formata da un cardinale presidente e da due vescovi diocesani (articolo 9). Nel clima postconciliare di una più chiara espressione di sinodalità, infatti, Paolo VI aveva stabilito che al cardinale protettore, al quale sin dal 1592 i Sommi Pontefici avevano voluto affidare la competenza sul Collegio assieme al rettore, venissero affiancati anche due vescovi diocesani. Pertanto, anche con il nuovo statuto approvato da Papa Francesco, la Commissione episcopale ha la competenza specifica sull’Almo collegio Capranica e ne risponde direttamente al Santo Padre, ovviamente mediante la Segreteria di Stato, in un modo, potremmo dire, analogo a quello per cui le Congregazioni per il clero, per le Chiese orientali e per l’evangelizzazione dei popoli hanno competenza sui seminari di loro rispettiva pertinenza.

Qual è la parte più innovativa?

Certamente è il titolo v, circa la formazione e il discernimento, che è stato più organicamente rielaborato. Per esempio, nell’articolo 21 si specifica il carattere tutto speciale del Collegio Capranica, incentrato sul quotidiano confronto tra giovani seminaristi e preti, provenienti per volontà dei loro rispettivi vescovi da varie parti d’Italia e del mondo. La formazione ivi offerta tende a sviluppare una sana e genuina romanitas, che non è da confondere con una sorta di diocesanità romana in quanto essa è, invece, l’affezione al Romano Pontefice e alla Chiesa universale, con la quale la Chiesa particolare è in un rapporto di «mutua interiorità» (come affermato nella Communionis notio al n. 9). Inoltre, nello stesso titolo v, si declina la sana interferenza tra formazione comunitaria e formazione personale, incentrata sulla libertà di aderire personalmente non appena a delle regole da rispettare ma soprattutto alla loro profonda ratio; a tal proposito già Romano Guardini parlava felicemente di «autoformazione», per dire che nessuno può sostituirsi alla singola persona nell’esercizio della libertà intesa come adesione al vero. Anche la Pastores dabo vobis, al numero 69, afferma che «ogni formazione, anche quella sacerdotale, è ultimamente un’autoformazione. Nessuno può sostituirci nella libertà responsabile che abbiamo come singole persone». E ancora: «l’azione dei vari educatori risulta veramente e pienamente efficace solo se il futuro sacerdote offre ad essa la sua personale convinta e cordiale collaborazione». Nel nuovo statuto del Collegio, inoltre, sono state anche delineate, con più precisione e ricchezza, le figure dei diversi formatori, che integrano l’equipe guidata dal Rettore. Opportunamente, poi, sono state specificate meglio alcune norme relative all’amministrazione economica del patrimonio del Collegio, costituito dai beni residui dei cardinali Domenico e Angelo Capranica e da altri pervenuti a titolo di liberalità da parte di ex alunni e amici del Collegio, compresi i contributi delle diocesi che inviano gli alunni.

Perché si è sentito il bisogno di rinnovare gli statuti?

Le costituzioni dell’Almo collegio redatte dal fondatore, il cardinale Domenico Capranica, prevedono nel loro proemio un periodico aggiornamento (articolo 2). A metà del secolo XV, Domenico Capranica, dopo aver ribadito «vogliamo che il Collegio sia diretto secondo questi statuti scritti da noi», aggiungeva: «tuttavia stabiliamo che tali statuti che regolano la vita del Collegio, possano essere corretti, cambiati e resi meno rigidi, adattandoli alle esigenze del tempo presente, perché mutata la regola e variata in parte la sostanza, cambiandoli in meglio siano di maggiore utilità e per la gloria del nome di Colui, dal quale viene ogni bene». Lo statuto precedente era stato approvato nel 1982, qualche mese prima della pubblicazione del nuovo Codice di diritto canonico promulgato il 25 gennaio 1983 e quindi possiamo dire che esso, sfortunatamente, era nato già un po’ vecchio. Pertanto l’esigenza principale di rinnovare il precedente statuto è proprio quella di doverlo aggiornare alla luce dei dettami del Codice di diritto canonico vigente. Inoltre tale aggiornamento ha voluto fare tesoro dei recenti documenti magisteriali riguardanti la formazione al sacerdozio ordinato, più specificamente dell’esortazione apostolica postsinodale Pastores dabo vobis di Giovanni Paolo II (25 marzo 1992) e della ricca e articolata Ratio fundamentalis redatta dalla Congregazione per il clero (8 dicembre 2016).

Quale ruolo ha l’Almo collegio Capranica nella formazione dei sacerdoti?

I numerosi vescovi — di cui oltre quaranta delle Chiese in Italia — che anche quest’anno hanno affidato molti seminaristi e alcuni preti al nostro Collegio, dimostrano quanto apprezzata continui a essere la formazione specifica offerta dal Capranica. Una comunità indivisa di seminaristi e preti, la possibilità di una educazione concreta alla romanitas, la cosiddetta «autoformazione» nel senso specificato prima di formazione profondamente personale nel confronto educativo con i formatori e con la comunità intera, sono alcune delle sue note caratteristiche. Anche oggi il Capranica offre una formazione alta per i sacerdoti che sono chiamati, ora più che mai, a un confronto leale, schietto, profondo e maturo con le sfide sempre nuove e complesse davanti alle quali ci troviamo. Purtroppo talvolta si devono constatare fallimenti, che sono sì personali, ma che in qualche caso possono anche dipendere da stili e forme educative non compiutamente adeguati. L’accompagnamento dei sacerdoti non può limitarsi agli anni giovanili della formazione nella comunità del Collegio e non si esaurisce con la conclusione degli studi e l’inizio del servizio a tempo pieno nelle diocesi. Il Collegio, infatti, si propone come «casa che accoglie per momenti di fraternità sacerdotale e formazione permanente da condividere anche con altri presbiteri» (articolo 39 dello statuto). In questa prospettiva, proprio il 18 febbraio prossimo ci riuniremo per riflettere su un progetto di servizio alla formazione permanente dei ministri ordinati. Rivolgendoci a tutti i nostri ex alunni, presbiteri e vescovi, vorremmo favorire momenti di riflessione fraterna, che aiutino a leggere meglio le vorticose variazioni, talvolta frastornanti e avvilenti, che travagliano la società e la vita della Chiesa. Pensiamo che il Collegio, fedele nel corso dei secoli all’intuizione del fondatore, sia stato premurosamente attento, oltre che alla formazione di candidati all’ordinazione, anche all’accompagnamento di giovani presbiteri. Adesso vogliamo, con grande speranza, rinnovare i nostri sforzi per attuare in concreto — allargando ulteriormente l’orizzonte — il sogno di Domenico Capranica: siamo sempre più consapevoli che oggi non basta formarsi bene “da giovani”, occorre proprio in tutte le età rinsaldare, con l’aiuto dello Spirito Santo, la carità pastorale.

di Nicola Gori

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE