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Per formare
comunità missionarie

· Nuove linee-guida dell’azione evangelizzatrice della Chiesa in Brasile ·

La Parola di Dio e l’iniziazione alla vita cristiana; il Pane, “casa” sostenuta dalle colonne della liturgia e della spiritualità; la Carità, fondata sull’accoglienza fraterna e sulla cura delle persone, specialmente delle più fragili, escluse e invisibili; la Missione, «perché è impossibile fare un’esperienza profonda con Dio nella comunità ecclesiale che non conduca inevitabilmente alla vita missionaria». Sono i quattro pilastri essenziali su cui si basano le Linee-guida generali dell’azione evangelizzatrice della Chiesa in Brasile 2019-2023, approvate dalla Conferenza episcopale durante la recente assemblea plenaria svoltasi ad Aparecida. La centralità del documento è rappresentata da una nuova chiamata a tornare alle fonti per guardare all’esperienza delle comunità primitive e, ispirati da esse, formare, nella storia di oggi e nella realtà urbana, comunità ecclesiali missionarie. Che queste ultime, auspica padre Manoel de Oliveira Filho, membro della commissione che ha redatto il testo, «abbiano una casa, vera accoglienza, non una cosa statica fatta di muri semplicemente, una struttura fisica. Le linee-guida parlano di un modo di essere, di un’attitudine che ricorda, evoca l’idea della casa che accoglie, spazio di tenerezza e misericordia».

Candido Portinari, «Árvore da vida» (1957)

La realtà urbana, frammentata, piena di luci e ombre ma anche di potenzialità, è molto più di un luogo sociale geografico, è una mentalità, cultura: «In questa realtà la Chiesa è esortata a essere una presenza, come casa, come comunità ecclesiale missionaria». Nel testo viene indicato un itinerario affascinante, partendo dalla prospettiva dell’incontro con Dio e con i fratelli, in una dinamica fatta di porte aperte, incontro, attesa, accoglienza attiva per formare comunità. Chiese e comunità sono invitate a essere «luci in mezzo al mondo», poiché possono essere ovunque: nel condominio, in una piazza, al lavoro, oltre che nelle parrocchie, nelle scuole cattoliche e nelle opere sociali. La meta è «trasformare la realtà urbana, in particolare culture e mentalità, con la forza e la luce del messaggio della buona novella».

Le nuove linee-guida — spiega de Oliveira Filho — «mostrano sentieri e orizzonti di avanzamento, impegno apostolico, un’opera profetica-trasformatrice. La profezia non avviene infatti solo attraverso la denuncia, anche se è fondamentale oggi più che mai, ma anche tramite l’annuncio di un nuovo modo di essere e di vivere. Dobbiamo solo entrare in questa storia, in questo cammino».

La proposta per i prossimi quattro anni è dunque di formare comunità sempre più indipendenti dalla struttura fisica o geografica della parrocchia, che siano autenticamente cristiane e quindi missionarie, «perché non c’è cristianesimo autentico senza missionarietà». Quando parliamo di comunità ecclesiali missionarie, precisa il sacerdote sentito dall’agenzia Fides, non parliamo solo di comunità parrocchiali, ma occorre estrapolare il limite della struttura fisica: «Nel nostro contesto urbano, molte volte non esiste la possibilità di una struttura parrocchiale fisica, in quanto le grandi periferie e la crescita esponenziale delle città rendono difficile poter avere in ogni quartiere una chiesa o anche solo una cappella. Tanti grandi complessi abitativi non permettono la costruzione di un luogo di culto e neppure l’uso dello spazio pubblico per celebrazioni religiose. Ma questo non può impedire l’impulso missionario di formare una comunità cristiana. Molte volte non c’è un tempio, ma c’è la Chiesa. La chiesa fisica non è presente, ma c’è, esiste da qualche parte una comunità di fede viva».

Nella società attuale le persone passano la maggior parte del tempo sul luogo di lavoro; ebbene, possono vivere anche lì il loro “essere Chiesa”. E questa possibilità esiste anche nelle università, nelle scuole, nelle piazze, nelle opere sociali: «Non si tratta di gruppi avulsi dalla vita istituzionale della Chiesa ma di sue braccia e gambe che avanzano oltre la sua struttura».

Nel documento approvato dai vescovi tali comunità sono paragonate a una casa accogliente, con porte sempre aperte e tante finestre: «Se è casa dell’incontro con Dio e con i fratelli, ha porte aperte per accogliere e anche per uscire e andare incontro ai fratelli. Ha finestre dalle quali la comunità vede tutte le realtà e si sente spinta a uscire in missione», osserva il membro della commissione esecutrice. Ma non è sufficiente avere spirito missionario: occorre pianificare, programmare, stabilire obiettivi. Per ognuno dei quattro pilastri le direttrici dettagliano una serie di proposte per l’intera comunità ecclesiale. Padre de Oliveira Filho è ottimista: «A partire dall’assemblea dell’episcopato latinoamericano e caraibico ad Aparecida nel 2007 e poi con la logica di “Chiesa in uscita” di Papa Francesco e la sua Evangelii gaudium, la missione sta penetrando nella realtà ecclesiale brasiliana».

Al termine dell’assemblea di Aparecida, l’episcopato ha chiesto agli organismi pastorali, alle Chiese particolari, a tutte le comunità di prendere la direzione indicata dalle linee-guida. «Seguire questa strada, credere nel progetto e nella proposta. Tutti abbiamo bisogno, come la vita della Chiesa, di svolgere un cammino di conversione, metterlo nella mente e poi nel cuore per farlo diventare realtà», conclude padre de Oliveira Filho, precisando che la Conferenza episcopale brasiliana ha presentato delle linee guida generali, non un piano. Quest’ultimo dovrà essere realizzato da ogni istanza della Chiesa, nelle diverse realtà: «Se crediamo nel progetto, troveremo un modo per renderlo reale».

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19 settembre 2019

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