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Due baci
per due Papi

«Vorrei darti due baci: uno per te e uno per Papa Benedetto». C’è tutta l’affettuosa spontaneità dei più piccoli nel gesto di Ana, una bambina spagnola che ha incontrato Francesco durante l’udienza di mercoledì 24 febbraio. Due baci che il Papa ha accettato con grande gioia.

Tra i numerosi gruppi presenti in piazza San Pietro, centocinquanta operai della ex Videocon di Anagni, accompagnati dai familiari. Hanno incontrato il Pontefice per raccontargli la vicenda dei millecinquecento posti di lavoro andati in fumo. «Gli abbiamo chiesto una parola forte di conforto e speranza — spiegano gli operai — che possa smuovere chi ha il potere di risolvere la nostra complicata situazione, ormai senza quasi più prospettive, per darci la possibilità di portare dignitosamente il pane alle nostre famiglie, nel rispetto dei diritti di tutti».

Durante l’udienza, inoltre, a Francesco è stata simbolicamente donata una forma di caciotta, chiamata significativamente “formaggio del perdono”, prodotta dai detenuti che stanno svolgendo un percorso alternativo al carcere presso la comunità Papa Giovanni XXIII. È stato Antonello Guadagni, un ex detenuto, a dare personalmente a Francesco la caciotta a nome dei cento reclusi presenti in piazza San Pietro insieme ad altrettanti volontari impegnati, appunto, nel recupero di chi ha commesso reati. «È un formaggio buono prodotto da persone che hanno fatto del male: significa che anche i delinquenti possono fare del bene» spiega Giorgio Pieri, responsabile del progetto «Comunità educante con i carcerati». Ad accompagnare il gruppo anche monsignor Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, promotore, assieme alla comunità fondata da don Oreste Benzi, dell’Università del perdono, un’iniziativa formativa e culturale aperta a tutti. «Al Papa abbiamo chiesto di aiutarci a crescere» dice Pieri. «La misericordia indicata da Francesco per il giubileo non è solo la via più giusta ma anche la più efficace» osserva. Tanto che, fa notare, «il settantacinque per cento di chi esce dal carcere torna a commettere reati, mentre tra chi svolge il nostro percorso educativo la recidiva si abbassa al dieci per cento». Insomma, «non serve una giustizia vendicativa ma una giustizia rieducativa che passa attraverso percorsi di recupero».

Un altro dono simbolico è arrivato per Francesco dalla Sicilia. È l’“olio della pace”, ottenuto da «una varietà di olivi di tutto il mondo che si trovano in un campo davvero speciale in Sicilia» spiegano i responsabili del consorzio della filiera olivolicola siciliana. «Quest’olio è divenuto un simbolo di unità tra popoli e religioni» aggiunge. A Francesco sono state donate millecinquecento bottiglie di olio extravergine per i poveri.

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17 ottobre 2019

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