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Follia omicida a Monaco

· Nove persone uccise e almeno 27 ferite in un pomeriggio di terrore ·

La polizia esclude un legame tra il killer e il fondamentalismo islamista

Non si ferma in Europa la scia di sangue. Ieri è stata la Germania a vivere una giornata di terrore. Dieci morti, di cui uno è l’attentatore, e 27 feriti — 10 dei quali in gravi condizioni — nella strage perpetrata nel pomeriggio di ieri a Monaco di Baviera in un ristorante McDonald’s e poi in un affollato centro commerciale della periferia nord della città. A sparare, come annunciato in nottata dalla polizia, è stato un giovane di 18 anni.

Il killer, Hubertus Andrae, con doppia cittadinanza tedesca e iraniana e da diversi anni residente a Monaco, ha iniziato a sparare con una pistola poco prima delle 18 davanti al fast food. È stato inseguito da agenti in borghese e poi, come confermato dal capo della polizia di Monaco, Andrae, si è suicidato a circa un chilometro dal centro commerciale Olympia dove ha completato la strage. Il killer era in cura per depressione e sottoposto a terapia psichiatrica. Lo ha rivelato il procuratore di Monaco, Thomas Steinkraus-Koch, confermando che il giovane si è suicidato con un colpo di pistola alla testa.
«Abbiamo indicazioni che l’autore avesse disturbi psichici non irrilevanti». Lo ha detto il ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Herrmann, nella conferenza stampa con il presidente Horst Seehofer al termine della riunione straordinaria del Governo bavarese a Monaco. Il ministro ha così confermato le indicazioni già fornite dal procuratore di Monaco Steinkraus-Koch.

Nelle prime indagini fatte dalla polizia, in particolare la perquisizione del suo appartamento, «non sono stati trovati elementi che lo legano al cosiddetto Stato islamico (Is)». «Il killer non aveva nessuna motivazione politica» ha detto Andrae, ha usato una pistola Glock 9mm con la matricola abrasa, e aveva circa 300 proiettili nello zaino. Il capo della polizia ha detto che però «è evidente il legame» dell’eccidio di Monaco con la strage compiuta da Anders Breivik a Utoya cinque anni fa (69 morti) «di cui ieri cadeva il quinto anniversario». Per Andrae sono molti gli elementi di collegamento con il massacro di Utoya «la data, il fatto che le vittime fossero per lo più giovani, e la valenza di Breivik per chi si occupa così approfonditamente di stragi». Il ministro dell’Interno tedesco, Thomas de Maizière, ha ordinato che tutti gli edifici pubblici in Germania espongano oggi le bandiere a mezz’asta. «Un segnale di partecipazione dopo l’atroce atto di violenza». In Baviera è stata proclamata una giornata di lutto nazionale.

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16 ottobre 2019

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