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​Flashmob per Francesco

Dalla cerimonia di congedo in abiti tradizionali offerta a Papa Francesco in Sri Lanka, all’imponente accoglienza di massa ricevuta nelle Filippine, a cominciare dal coreografico flashmob organizzato in suo onore dai giovani. Pur restando in Asia, cambia completamente la prospettiva del viaggio del Pontefice che giovedì 15 gennaio ha raggiunto l’Estremo oriente. E Francesco subito si è immerso nel fiume di persone che gremivano le strade lungo cui ha sfilato il corteo diretto alla nunziatura, sua residenza durante il soggiorno a Manila.

L’aereo è atterrato alle 17 locali, alla Villamor Air Base, di fronte al terminal commerciale dell’aeroporto civile, quando sulla capitale filippina cominciava già a scendere la sera. Da questo momento sono entrati a far parte del seguito papale il cardinale Luis Antonio G. Tagle, arcivescovo di Manila, che il Papa ha abbracciato a lungo; il presidente della Conferenza episcopale filippina monsignor Socrates B. Villegas, arcivescovo di Lingayen; il nunzio apostolico Giuseppe Pinto, e i monsignori Chibuike Onyeaghala e Seamus Patrick Horgan, consiglieri di nunziatura.

A bordo sono saliti il nunzio e il capo del Protocollo. Ai piedi della scaletta Francesco è stato accolto dal presidente della Repubblica, Benigno Simeon “Noynoy” Aquino iii, e da una coppia di bimbi che gli hanno offerto fiori. Erano presenti autorità statali, il Praesidium della Conferenza episcopale e tanti giovani in maglia bianca che cantavano e danzavano. All’esecuzione degli inni nazionali è seguita la presentazione delle delegazioni. E proprio in quel momento i giovani hanno iniziato a eseguire coreografie sui ritmi dell’hip hop, culminate con l’apertura di centinaia di ombrellini che, visti dall’alto, riproducevano i colori della bandiera filippina. Francesco si è fermato un momento ad ammirarli, poi, dopo un breve colloquio informale con il capo dello Stato, ha percorso nove chilometri con la vettura scoperta per salutare la folla che si assiepava al suo passaggio. Impressionante soprattutto il numero dei bambini che sbucavano da ogni parte.

A Manila il Papa è giunto, dopo circa sei ore di volo, proveniente dallo Sri Lanka, da dove era partito alle 9.10 locali dopo un breve saluto informale al presidente della Repubblica e alle autorità. Poco prima si era congedato anche dalla nunziatura apostolica di Colombo dove aveva celebrato la messa in privato. Sulla strada verso l’aeroporto, ancora una sosta mariana, dopo il pellegrinaggio a Madhu del pomeriggio precedente. A Bolawalana–Negombo, Francesco si è infatti fermato presso l’Istituto culturale Benedetto xvi, una realtà ancora in costruzione che si occuperà di dialogo, riconciliazione e sviluppo. Accolto dal rettore, Mahamalage Quintus Fernando, il Pontefice è stato accompagnato nella cappella dedicata a Our Lady of Lanka, ultimata appena in tempo. Qui erano una decina di confratelli gesuiti della comunità locale, una corale e alcuni pescatori della zona. Con loro, anche duecentocinquanta operai che stanno lavorando alla realizzazione del centro voluto nel 2011 dal cardinale Ranjith.

Ma il soggiorno a Colombo è stato caratterizzato anche da una serie di fuori programma nella serata di mercoledì 14. Anzitutto, in nunziatura, il Pontefice ha ricevuto l’ex presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa, sconfitto alle recenti elezioni. Era stato lui a invitare il Papa per il viaggio e, accompagnato dal fratello e dalle rispettive consorti, è rimasto a colloquio con lui per una ventina di minuti, complimentandosi per la riuscita della visita.

Subito dopo Francesco avrebbe voluto recuperare l’incontro con la Conferenza episcopale, cancellato martedì a causa del ritardo e della stanchezza accumulati dopo il suo arrivo. Giunto però nell’arcivescovado, non ha trovato i presuli, che ancora dovevano ritornare dal santuario mariano. Da qui la decisione di andare a visitare il tempio buddista di Mahabodhi, per salutare il monaco Banagala Upatissa conosciuto al suo arrivo in Sri Lanka. Per l’occasione, i monaci della comunità hanno aperto il grande reliquiario — gesto che di solito si compie una sola volta l’anno — contenente i resti di due santi discepoli del Budda. E Francesco, scalzo, ha ascoltato in silenzioso raccoglimento la preghiera recitata dai monaci. Da ultimo in arcivescovado il Papa ha finalmente recuperato l’appuntamento con i vescovi. È stato un incontro breve, ma cordiale, durante il quale il Pontefice ha spiegato il senso della canonizzazione di Vaz, bellissima figura di evangelizzatore, capace di portare anche un messaggio di riconciliazione. Lo stesso messaggio venuto da parte delle autorità statali che hanno provveduto alla liberazione di 612 detenuti, soprattutto anziani, per onorare la visita del Pontefice.

dal nostro inviato
Gianluca Biccini

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20 maggio 2019

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