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Fiori di pruno a dicembre

· I salmi nell’esperienza di una cristiana e di un’ebrea ·

I salmi; parole che hanno la forza di diventare vita. Recitate da secoli, da millenni in centinaia di lingue e traduzioni diverse hanno la misteriosa ma concreta capacità di plasmare la vita quotidiana, di diventare acqua da bere e cibo da mangiare in tempo di siccità e carestia, materiale e spirituale — due aspetti strettamente legati, molto più spesso di quanto pensiamo —, di fasciare piaghe e disinfettare ferite aperte. A volte è proprio l’attrito con le scarne e ruvide parole dei salmi a rivelare al malato la sua malattia, risvegliando quel dolore fisiologicamente sano che impedisce di morire dentro senza neanche accorgersi della «palude definitiva» (evocata tanto spesso dal grande Giorgio Manganelli) in cui si è immersi.

Vincent Van Gogh, «Rami di mandorlo  in fiore» (1890, particolare )

Parole evocatrici di una Presenza capace di riscaldare quello che è freddo, rendere flessibile quello che è rigido, portare acqua nei luoghi più aridi e inospitali della nostra anima, rimettere in carreggiata itinerari avviati verso strade senza uscita e paesi dei balocchi attraenti ma sterili, come recita la splendida sequenza gregoriana Veni Sancte Spiritus.

La meditazione di queste parole antichissime e vitali genera sempre nuove parole, nuova vita, pane fresco da spezzare e mangiare insieme ai compagni di cammino. Come nube di pioggia in tempo di siccità. Con sant’Agostino lungo il sentiero della misericordia. Un itinerario dalle Esposizioni sui Salmi (Rubbettino, 2016) nasce dal desiderio di suor Lucia Solera — delle monache agostiniane di Rossano, in Calabria — di condividere la grande bellezza incontrata e offrire un itinerario di preghiera. Il libro di suor Lucia è illustrato dall’artista rossanese Eugenio Nastasi, non solo pittore, anche autore di un sorprendente libro di poesie, L’occhio degli alberi (Roma, EdiLet 2014) dove il mondo del bosco viene utilizzato come traliccio metaforico dell’umano, ben piantato dentro i luoghi del cuore e dell’infanzia. Una stessa radice simbolica e memoriale dà linfa alle parole di Stella Bolaffi Benuzzi, nel libro Ridammi vita. Dai Salmi di Davide a una visione etica contemporanea (Livorno, Editore Salomone Belforte, 2017, pagine 241, euro 20). Versi visti e vissuti attraverso la lente ebraica e quella cristiana, che fanno da volano alle esperienze dell’autrice, psicologa e psicoanalista freudiana. E diventano uno strumento privilegiato per agire nella realtà e per celebrare la vita.

Per capire come è nato questo studio, ispirato dal pensiero del rabbino Giuseppe Laras e nato dal dialogo costante con i cristiani, bisogna riavvolgere il nastro del tempo fino ad arrivare alla stagione universitaria. «A quando — racconta Bolaffi Benuzzi parlando di un’altra sua opera, La balma delle streghe. L’eredità della mia infanzia tra leggi razziali e lotta partigiana (Firenze, Giuntina, 2013) — mi laureai con Augusto Guzzo, controrelatore Benvenuto Terracini, sull’etica dei salmi. Il padre ha voluto scolpito sulla tomba nel duomo milanese un salmo: “La tua parola è lampada ai miei passi / luce sul mio sentiero”. A un idem sentire ho voluto rendere omaggio». E a una certa montagna, le fa eco Stefano Jesurum, «quella, per intenderci, che la madre di Vittorio Foa diceva fatta di quattro alberi, un torrente, tanti tanti antifascisti e tanti tanti ebrei. Una pratica con (e una fascinazione per) la psicoanalisi alla Aron Hector Schmitz (meglio noto come Italo Svevo). Le vicissitudini della guerra, dell’essere bambini nascosti. Quel padre partigiano ribelle, Giulio Bolaffi alias comandante Aldo Laghi. Le contraddizioni, dolorose e no, di una famiglia mista, con conseguente scorpacciata — reale e simbolica — di cibi kashèr e cibi tarèf». Una vita, la sua «piena di vento e di fratture», di scelte spesso non capite in famiglia: dal porto d’armi preso al poligono di tiro del Martinetto popolato di soli militari in divisa, alla nostalgia per quella grotta delle terre di Lanzo che diventa allegoria di un subconscio pieno di incubi rimossi e antiche paure. La natura parla del mistero di Dio, scrive Stella Bolaffi Benuzzi, e talvolta perfino suggerisce i percorsi da affrontare per conoscerlo. «Sono rinata come è fiorito precocemente nell’anomalo, mite dicembre 2015 un prunus sotto il Pirellone di Milano, oggetto di stupore per i passanti per il suo velo bianco rosato di sposa in inverno; è fiorito simbolicamente come il ramo di mandorlo nella visione biblica di Geremia?». Le ultime parole del libro non sono dedicate direttamente ai salmi, ma all’interpretazione di quel grande e tormentato filosofo che i cristiani dicono santo, Agostino di Ippona.

di Silvia Guidi

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17 agosto 2019

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