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Fino
alle periferie umane

· Messaggio del Papa al convegno delle Caritas diocesane italiane ·

Padova, 17. «Una dedizione sempre più piena alla causa degli ultimi e dei poveri, giungendo fino alle periferie umane ed esistenziali dell’odierna società, per essere autentici apostoli della carità»: è l’auspicio di Papa Francesco rivolto ai partecipanti del quarantesimo convegno nazionale delle Caritas diocesane italiane che si è aperto lunedì ad Abano Terme, in provincia di Padova. In una lettera a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, il Pontefice osserva che l’incontro si tiene «nel grato ricordo di monsignor Giovanni Nervo, primo presidente di Caritas Italiana, e di monsignor Giuseppe Pasini, a sua volta direttore per un decennio», due «zelanti sacerdoti che con il loro pensiero e la loro preziosa testimonianza di vita hanno arricchito la Chiesa italiana di un’eredità che continua a produrre frutti di autentica carità e misericordia».

Al messaggio del Papa si è unito quello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale esprime l’apprezzamento della comunità italiana per «il lavoro tenace delle Caritas diocesane, la fedeltà quotidiana alle persone, l’impegno sincero a includere, a emancipare dal bisogno, a rispettare la dignità e la libertà di ciascuno. Costruire insieme un umanesimo condiviso richiede dialogo e apertura, amicizia e impegno, solidarietà e progettualità, capacità di affrontare il tempo nuovo con visione e ideali, superando sterili spinte all’individualismo che rischiano di alimentare egoismi, paura, sfiducia», conclude.
Più di seicento i direttori e gli operatori riuniti fino a giovedì sul tema «Giovane è...#unacomunitàchecondivide». Giovani e comunità dunque sono state le due parole-chiave del confronto che si è aperto ieri con la preghiera presieduta dall’arcivescovo di Gorizia, Carlo Roberto Maria Redaelli, membro di presidenza di Caritas Italiana. È stato dato spazio a esperienze e voci che hanno parlato di contatto con la povertà di strada e del sud del mondo, di carcere, droga, mancanza di lavoro e di prospettive, ma anche di speranza, fede, servizio, di vita nuova nata proprio dalle esperienze e dagli errori fatti. «Lasciamoci dunque interpellare e poniamoci in ascolto in maniera sempre nuova, dinamica, generativa», ha esortato l’arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas Italiana, «per opporre alla società dello “scarto” un nuovo modello che non metta da parte gli esclusi, per costruire un ecosistema favorevole all’uomo, verso quella “ecologia integrale” indicata da Papa Francesco nella Laudato si’, in cui il valore della solidarietà unito a quello dell’assunzione di responsabilità, personale e collettiva, possono produrre risultati concreti».

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