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Fine settimana di sangue in Iraq

· Dopo la condanna a morte dell’ex vice presidente ·

L’Iraq ha vissuto l’ennesimo fine settimana di sangue, con almeno una decina di attentati che hanno causato 88 morti accertati ― ma alcune fonti parlano di oltre cento ―  e più di 350 feriti. Le violenze  hanno accompagnato la condanna a morte in contumacia dell’ex  vicepresidente Tariq al Hashemi, un sunnita entrato in contrasto con il premier sciita Nuri al Maliki e accusato di aver organizzato squadroni della morte. Mancano comunque rivendicazioni che confermino l’impressione di una vendetta per la condanna  inflitta ad Hashemi e al suo genero e segretario Ahmed Qahtan. L’ex vicepresidente  in dicembre era stato costretto a fuggire prima nel Kurdistan iracheno e poi, in aprile, in Turchia,  dove l’ha inseguito l’accusa di aver istigato l’uccisione di circa 150 personalità. La condanna all’impiccagione  è stata pronunciata per l’uccisione di un’avvocatessa e di un generale. Hashemi ha sempre respinto le accuse,  rifiutandosi di accettare il giudizio di un tribunale che ritiene parziale.
L’attentato più devastante di ieri è avvenuto ad  Amara, a circa trecento chilometri a  sud della capitale Baghdad, dove in un mercato vicino al mausoleo di un imam sciita due autobomba hanno provocato la morte di almeno 16 persone e il ferimento di circa altre 60.

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15 novembre 2019

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