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​Fine dell’innocenza

· Dopo la strage anche la Nuova Zelanda, terra di immigrati, deve fare i conti con le ombre suprematiste ·

Covava sotto la cenere, in una società multietnica e multireligiosa, il suprematismo bianco in Nuova Zelanda. Se la strage di Christchurch è un atto isolato e senza precedenti per la violenza con cui è stata perpetrata e per il bilancio delle vittime, tra i giovani kiwi sono andati affermandosi negli ultimi anni movimenti che hanno lanciato segnali inequivocabili.

Il gesto dei suprematisti esibito da Brenton Tarrant in manette davanti alla corte distrettuale di Christchurch (Afp)

A livello politico, il Fronte nazionale, il partito di destra con accenti nazionalisti e suprematisti, pur se con scarso sostegno popolare, non ha fatto mistero della sua identità razzista e ha organizzato diverse manifestazioni pubbliche, come quella che, meno di un anno fa, si è tenuta proprio a Christchurch, con l’intenzione di cercare nuovi adepti specialmente fra i giovani di sesso maschile. Nel 2017 anche un club studentesco nell’Università di Auckland è stato accusato di promuovere la cultura del suprematismo bianco con immagini e slogan. E lo scorso anno un nuovo movimento, definitosi Dominion Movement (“movimento del dominio”) ha lanciato una campagna pubblica svolta a colpi di manifesti nella capitale Wellington, e attraverso la pubblicazione di un sito internet con l’obiettivo di reclutare giovani per una «fratellanza bianca di nazionalisti».
Ma il fenomeno è anche più antico: già durante gli anni ’ 80 sono stati censiti nel paese settanta gruppi diversi di estrema destra, tutti con base a Christchurch. Gruppi con idee antisemite e suprematiste si opponevano alle argomentazioni del nazionalismo maori, in nome della «purezza della razza bianca». E le cronache ricordano, dal 1989 in poi, almeno tre vittime, uccise in distinti episodi di matrice razzista o suprematista.

di Paolo Affatato

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23 ottobre 2019

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