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Fine del governo di unità
palestinese

· ​Dimissioni di tutto l’esecutivo accettate da Mahmoud Abbas ·

Si è chiusa l’esperienza del governo di riconciliazione nazionale palestinese: ieri si sono dimessi il primo ministro Rami Hamdallah e tutti gli altri esponenti dell’esecutivo. Nel pomeriggio il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha accettato le dimissioni per poi avviare le consultazioni per formare «un nuovo governo politico delle fazioni dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) con l’obiettivo di preparare nuove elezioni legislative», secondo quanto ha scritto l’agenzia ufficiale palestinese Wafa. Torna a delinearsi la spaccatura tra Fatah e Hamas. Il governo appena dimessosi era nato nel 2013 dalla volontà di un’unione di intenti tra Fatah (il partito di Mahmoud Abbas) e Hamas, la formazione al potere a Gaza dal 2007. L’accordo si basava sulla condivisione del potere con Hamas, ma il governo ha spiegato di non aver mai potuto realmente esercitare le sue responsabilità nella striscia di Gaza.

Intanto, sul piano dei rapporti esterni con Israele, c’è la questione della missione degli osservatori internazionali — denominata Temporary international presence in Hebron (Tiph) e creata nel 1994 — che Israele ha messo in discussione. Ieri, in seguito all’annuncio di Tel Aviv di rifiutare la presenza di osservatori internazionali a Hebron, in Cisgiordania, il segretario generale dell’Olp Saeb Erekat ha lanciato un appello all’Onu «affinché garantisca la sicurezza e la protezione del popolo della Palestina e dislochi una presenza internazionale permanente nella Palestina occupata, Gerusalemme est inclusa, fino al termine della occupazione militare israeliana». Da parte sua, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato: «Non consentiremo la prosecuzione della presenza di una forza internazionale che opera contro di noi».

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