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Finanziamenti internazionali agli insorti libici

· Decisi dal Gruppo di contatto mentre proseguono i bombardamenti Nato ·

Il Gruppo di contatto sulla Libia, riunito ieri a Roma, ha deciso di finanziare con un fondo speciale il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di Bengasi, il Governo provvisorio che si sono dati gli insorti contro il regime di Muammar Gheddafi. Il Gruppo di contatto ha anche ammonito quest’ultimo, sempre più isolato sulla scena internazionale, che il suo tempo sta scadendo. Il Gruppo, formato da 22 Paesi e da sei organizzazioni internazionali e alla cui riunione hanno partecipato diversi osservatori, inclusa la Santa Sede, ha altresì ribadito l’impegno a proteggere i civili, a promuovere una soluzione duratura alla crisi e a ristabilire la pace e la sicurezza in tutta la regione. Il fondo deciso ieri a Roma prevede anche l’utilizzo, a vantaggio appunto degli insorti, di capitali libici congelati all’estero dopo l’inizio della crisi. Il regime di Tripoli ha risposto oggi che il fondo agli insorti «è come pirateria in alto mare».

Sul terreno, intanto, continuano i combattimenti e i raid aerei della Nato. Sempre più allarmante è la situazione umanitaria, con oltre 700.000 persone che hanno abbandonato il Paese, varcando sia la frontiera con la Tunisia sia quella con l’Egitto, e moltissime altre che si trovano circondate dalla guerra. A Misurata — terza città del Paese assediata da mesi dalle truppe di Gheddafi e controllata in parte dai ribelli — manca tutto: non solo cibo, ma anche acqua, medicinali, benzina ed elettricità. Il Governo di Tripoli ha prolungato l’ultimatum fissato agli insorti per arrendersi, ma la popolazione è stremata e il porto — unica via di fuga — è stato ripetutamente bombardato.

Né quello di Misurata è l’unico fronte di battaglia. Tra l’altro, quattordici proiettili di mortaio, sparati dalle truppe lealiste libiche, sono caduti ieri sul territorio della Tunisia, tra le località di Martaba e Afina, a circa sei chilometri a sud della città di Dehiba. Uno ha sfiorato un serbatoio d’acqua. Una fonte della sicurezza tunisina ha attribuito l’episodio alla ripresa dei bombardamenti delle truppe fedeli a Gheddafi contro gli insorti, nel tentativo di riconquistate il versante libico del posto di frontiera di Wazen-Dehiba, da giorni in mano ai ribelli.

Secondo il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, che ha coordinato la riunione di ieri, Gheddafi comunque «continua a indebolirsi» e i raid della Nato «hanno ridotto del 40 per cento la sua capacità militare». In ogni caso, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen ha dichiarato che la missione dell’Alleanza atlantica «proseguirà finché gli obiettivi militari non saranno raggiunti», aggiungendo che la Nato sta facendo «tutto il possibile per evitare la caduta di Misurata» e ci sono «progressi indiscutibili», anche se «questo non significa che sia meno difficile neutralizzare le forze di Gheddafi».

Il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha sottolineato che le attività militari sul suolo libico cresceranno, ma ha escluso una fornitura di armi da parte della comunità internazionale al Cnt di Bengasi. Sarà invece intensificata la pressione economica sul Governo di Tripoli, sulle importazioni ed esportazioni di petrolio che lo riguardano e attraverso ulteriori interventi sull’ingresso di armi illecite in Libia. Dal canto suo, il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha fatto appello ai partner per accrescere l’isolamento di Gheddafi, rifiutando di parlare con i suoi emissari e aiutando i ribelli a stabilire relazioni diplomatiche. Secondo Clinton, questo significa «sostenere la transizione democratica in Libia attraverso un processo politico», sotto l’egida dell’inviato speciale dell’Onu, Abdel Ilah Khatib.

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