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Finalmente capitale...
del traffico

Quello che da tempo i romani si attribuiscono, con una buona dose di autoironia, ora è scritto nero su bianco: Roma è la città italiana dove si trascorre più tempo in automobile a causa del traffico. I dati sono impietosi: chi si avventura quotidianamente per la nostra città trascorre il 39 per cento in tempi di extra percorrenza, ovvero fermo in fila.

Campioni d’Italia, come detto, e ai primi posti in ambito europeo: capitali come Londra o Parigi sono ben distanti dalle nostre performance. Meglio di noi, a livello globale, fanno solo gli indiani e i sudamericani, maestri assoluti di traffico.

Si affrontano i dati con il sorriso, anche perché la fase della frustrazione è finita da tempo, come da tempo si è esaurita in molti concittadini la speranza di vedere una città finalmente vivibile.

Non c’è da stupirsi, in fondo gli automobilisti romani utilizzano ancora, in ingresso e in uscita dalla città, quella meravigliosa raggiera di consolari create negli anni dell’Impero, quando il mondo aveva un unico luogo d’origine: Roma, con il celebre Miliario Aureo, la colonna piantata al centro del Foro romano, che segnava in modo inequivocabile l’ombelico del mondo. Il resto erano province, terre di conquista.

Nei restanti millenni, pochi, pochissimi, hanno messo mano con determinazione e lungimiranza al piano viario della nostra Urbe.

Il Grande Raccordo Anulare, rinominato in modo affettuoso da chi ci si trova costretto sopra, Grande Parcheggio Anulare, è da tempo insufficiente a raccogliere il traffico in entrata e in uscita dalla città, soprattutto perché è oramai a mezza strada fra il centro città e le periferie che si sono sviluppate negli anni ben oltre la sua portata, periferie che, in termini di traffico, non fanno altro che ricadere nelle consolari citate poc’anzi.

Altrettanto insufficiente può dirsi l’unica altra grande via di scorrimento creata in città: la Tangenziale Est, una serie di collegamenti, partiti dalla creazione della Via Olimpica per le mitiche Olimpiadi del 1960, che mostra tutti i segni e l’usura del tempo, con tratti sopraelevati che prima o poi dovranno essere sostituiti da alternative più sicure e meno impattanti per chi è costretto a viverci vicino.

La situazione appare a dir poco complicata, anche perché le responsabilità di questa situazione non sono certo attribuibili a questa o quella giunta. In realtà, i problemi di Roma nascono, in un certo senso, anche proprio in virtù dei suoi fasti millenari, per cui fare una nuova via di comunicazione vuol dire, con certezza quasi assoluta, imbattersi in reperti dal valore storico e archeologico, e quindi rallentare, se non bloccare addirittura, i lavori di anni e anni.

Una soluzione possibile c’è, e questa è senz’altro ascrivibile alla giunta del momento e alle varie aziende che si occupano di trasporto a Roma oggi.

Dare ai romani la possibilità di lasciare a casa il proprio autoveicolo.

Offrirgli mezzi pubblici degni, puntuali, rafforzare le linee esistenti, renderli almeno paragonabili a quelli delle altre grandi metropoli europee.

Non si chiede di vincere il campionato mondiale dei migliori mezzi pubblici, ma almeno provare a iscriversi...

di Daniele Mencarelli

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08 dicembre 2019

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