Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Filo ininterrotto

Da un abbraccio all’altro. Papa Francesco aveva lasciato l’Armenia lo scorso 26 giugno stringendo a sé Karekin II, patriarca e catholicos della Chiesa apostolica; tre mesi dopo ha ripreso il suo pellegrinaggio nel Caucaso abbracciando e baciando Ilia II, l’anziano patriarca e catholicos di tutta la Georgia. È questo il primo significativo gesto che, all’aeroporto di Tbilisi, ha segnato nel pomeriggio di venerdì 30 settembre l’inizio del viaggio apostolico in Georgia e Azerbaigian. Non due momenti distinti, ma una continuità sigillata dal grande incontro ecumenico e interreligioso di Assisi dello scorso 20 settembre. Un filo ininterrotto sul quale viaggiano le parole “dialogo”, “unità”, “pace”.

L’aereo con a bordo il Pontefice è atterrato allo scalo internazionale della capitale georgiana poco prima delle 15 (in Italia erano le 13). Durante il volo, dopo il decollo da Roma, Francesco aveva incontrato gli operatori dei media al seguito. E dopo aver dato il benvenuto a Greg Burke — che per la prima volta lo accompagna come direttore della Sala stampa della Santa Sede — si era rivolto ai presenti dando loro appuntamento al volo di ritorno «di questo breve viaggio». Quindi aveva percorso il corridoio per salutare individualmente ciascuno dei giornalisti, fotografi e cameramen a bordo.

Ad accogliere il Papa all’aeroporto georgiano sono saliti sull’aereo il nunzio apostolico, l’arcivescovo Marek Solczyński, e il capo del protocollo locale. Sceso poi dal veivolo, Francesco è stato salutato dal presidente della Repubblica, Giorgi Margvelashvili, con la consorte, e dal patriarca Ilia ii. Dopo diciassette anni il catholicos ha incontrato di nuovo in terra georgiana il vescovo di Roma: nel 1999 l’occasione fu con Giovanni Paolo ii di rientro dall’India.

Prima della cerimonia di accoglienza con le esecuzioni degli inni e la presentazione delle delegazioni — in cui il Papa è stato assistito da un interprete — due ragazzi in abiti tradizionali gli hanno offerto un omaggio floreale. Completamente vestita di bianco la ragazzina, in nero il ragazzino, hanno consegnato un mazzo di rose bianche. Intanto un coro locale e un gruppo di fedeli intonavano canti di benvenuto. Indossavano foulard e cappellini gialli con il logo della visita. Alcuni sventolavano bandierine coi colori dell’Argentina. Altri innalzavano uno striscione con su scritto: «Benvenuto Francesco pellegrino della pace», che richiama il motto di questo viaggio — «Pace a voi» — dal forte significato ecumenico e interreligioso.

Sulla pista dello scalo il Pontefice ha successivamente salutato anche il vescovo Giuseppe Pasotto, amministratore apostolico del Caucaso dei Latini, e l’arcivescovo Raphaël F. Minassian, ordinario per gli armeni cattolici dell’Europa orientale: i due pastori cattolici, che si sono aggiunti al seguito papale, sono i responsabili della parte latina e di quella armena della piccola comunità locale (circa 112 mila battezzati, pari al 2 per cento della popolazione). Gli assiri di rito caldeo fanno invece riferimento al patriarca di Babilonia, Louis Raphaël i Sako, che il Papa incontra al termine della giornata nella chiesa di San Simone Bar Sabbae.

Dalle pendici del biblico monte Ararat, testimone silenzioso della visita in Armenia, il Pontefice è quindi tornato nel Caucaso, di nuovo pellegrino in una terra dalle antiche radici cristiane: la Chiesa apostolica autocefala ortodossa georgiana infatti fa risalire le sue origini alla predicazione dell’apostolo Andrea e il cristianesimo divenne religione ufficiale nel 327, grazie alla predicazione di santa Nino. Francesco riprende, stavolta incontrando il patriarca Ilia ii, il suo instancabile sforzo per il dialogo e l’unità dei cristiani. Porta con sé un messaggio di speranza e di pace per i popoli di questa regione. E parole di pace, di rispettosa coesistenza fra i popoli, di rispetto dei diritti di ciascuno, sono state le prime usate dal Pontefice, di fronte alle autorità, al corpo diplomatico e a rappresentanti della società civile e della cultura, incontrati nel cortile del palazzo presidenziale a Tbilisi.

Partito dall’aeroporto in automobile, dopo un percorso di circa sedici chilometri, Francesco è stato accolto dal capo dello stato all’ingresso del Belvedere, dal quale ha potuto ammirare una suggestiva veduta della città attraversata dal fiume Kura. I due hanno quindi raggiunto in ascensore la sala presidenziale al primo piano, dove si sono svolti il colloquio privato e il tradizionale scambio di doni. Il Pontefice ha portato da Roma una stampa celebrativa del giubileo con la riproduzione delle tradizionali sette chiese e delle opere di misericordia.

Nel cortile d’onore, poi, di fronte a circa quattrocento persone, il presidente Margvelashvili e Papa Francesco hanno tenuto i loro discorsi. Al termine, il capo dello stato ha accompagnato il Pontefice fino al Belvedere per il congedo. Quindi il corteo papale si è avviato e ha percorso il il breve tragitto alla volta del patriarcato ortodosso — che sorge dall’altra parte del fiume, proprio di fronte al palazzo presidenziale — per l’incontro con il catholicos Ilia II.

dal nostro inviato Maurizio Fontana

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

19 marzo 2019

NOTIZIE CORRELATE