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Figli di una stessa storia

· In un documento l’episcopato cileno invita a un vero dialogo sociale ·

Santiago del Cile, 17. «Il Cile possiede i valori e i talenti per costruire una terra di fratelli dove possiamo vivere tranquilli e prosperare, facendo tesoro delle differenze e riconoscendo che siamo figli di una stessa storia che ha bisogno di essere guarita con giustizia per dare frutti di pace»: questa la premessa che ispira la dichiarazione pubblicata a conclusione della riunione del comitato permanente della Conferenza episcopale cilena.

È stato il segretario generale dell’organismo, monsignor Cristián Contreras Villarroel, vescovo di Melipilla, a presentare il documento nel quale i pastori invitano a un dialogo sociale «ampio e generoso», mirato a individuare quello che unisce e non quello che separa. «Un dialogo-ponte — ha detto Contreras Villarroel — per superare gli ostacoli dell’attuale convivenza».

I vescovi avvertono che il Paese vive una profonda sfiducia verso le autorità e le istituzioni, le quali avrebbero perso parte della loro credibilità. «Ferite — si legge nella dichiarazione ripresa da Radio Vaticana — dovute alle contraddizioni, alla mancanza di trasparenza e, addirittura, ai delitti commessi dai suoi membri». I presuli affermano che esiste una sfiducia nella parola data e nella capacità di onorare gli impegni presi. «Viviamo nella sfiducia — continua il testo — perché abbiamo fatto del denaro un Dio e questo idolo è presente nella maggioranza dei conflitti ancora in atto».

Il documento del comitato permanente dell’episcopato cileno affronta tra l’altro la grave situazione vissuta nell’isola di Chiloé, nel sud del Paese, dove, da una quindicina di giorni, è in atto la protesta dei pescatori contro una disposizione del Governo che vieta la pesca e la raccolta di qualsiasi tipo di pesce o mollusco a causa della “marea rossa”, una macchia inquinante che ha causato una catastrofe ambientale e la paralisi di tutte le attività economiche e commerciali della zona. I manifestanti puntano il dito contro il modello di sviluppo che propone uno sfruttamento esagerato delle risorse naturali e la distruzione dell’ambiente, con gravi conseguenze per la popolazione. La dichiarazione dei vescovi sottolinea che «solo la strada di un dialogo costante, realistico e ragionevole, attraverso tavoli di lavoro permanenti tra le autorità, i rappresentanti dei lavoratori del mare, gli imprenditori e gli scienziati, potrà portare a soluzioni che evitino manovre coercitive e proteggano l’ambiente».

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