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Fiamma
delle Ande

· ​La morte di don Ugo de Censi Scarafoni ·

Era l’8 luglio 1967 quando il primo gruppo di ventiquattro giovani volontari partiva per Poxoréo. In quel povero e remoto villaggio brasiliano, nello stato di Mato Grosso, c’era un missionario italiano, padre Pietro Melesi, e l’idea di andare ad aiutarlo era stata lanciata dal salesiano valtellinese don Ugo de Censi Scarafoni ai giovani di Arese durante un campeggio estivo. Nasceva così «Operazione Mato Grosso», movimento di volontariato missionario per l’America latina il cui ideatore, fondatore e guida spirituale, Ugo de Censi Scarafoni appunto, per tutti semplicemente don Ugo, è morto lunedì 3 dicembre a Lima, in Perú. Nato a Polaggia, in provincia di Sondrio, nel 1924, il sacerdote avrebbe compiuto 95 anni il prossimo 26 gennaio. «Si è spenta la fiamma della carità che bruciava sulla Cordigliera Bianca delle Ande», ha titolato l’agenzia di stampa salesiana in un commosso ritratto in cui si ricorda come «la sua vita intensa, sacrificata, piena di affetto offerto e ricevuto» è stata «un esempio che ha influito sulle scelte di vita di molti giovani» in oltre mezzo secolo di storia, attraversando le stagioni turbolente e complesse del Sessantotto e delle contrapposizioni ideologiche, interpretando con audacia l’esigente novità del concilio: «Ha animato migliaia di ragazzi, fondato centri, parrocchie, scuole, laboratori, ospedali, case di accoglienza, istituti, seminari, un monastero. Ma, soprattutto, si è preoccupato dei poveri, dei giovani in difficoltà».

Ordinato sacerdote nel 1952, tre anni dopo inizia il lavoro pastorale con i ragazzi del centro salesiano di Arese, una casa per giovani in difficoltà, senza famiglia e con problemi comportamentali. Cinque anni più tardi diventa assistente spirituale degli oratori della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. Ma è nel 1966 che avviene l’incontro con don Pietro Melesi, il quale, rientrando in Italia dopo dieci anni di permanenza missionaria in Brasile, gli racconta le difficoltà incontrate nel suo lavoro per i poveri del Mato Grosso. Don Ugo lancia allora la sua proposta: «Perché non lo aiutiamo?». La provocazione viene accolta ma a Poxoréo la situazione è pessima: in giro tanta violenza, niente soldi e nemmeno una casa per ospitare i volontari. Si inizia una raccolta di fondi tra le chiese salesiane e una straordinaria vendita di quadri di pittori contemporanei. Così nell’estate del 1967 parte la prima spedizione con al seguito duecento casse con il materiale da costruzione, una betoniera, un generatore e trenta pompe per l’acqua. Viene costruita la prima scuola per seicento bambini, che è ancora in funzione. «Fu come accendere una fiamma in mezzo a questi giovani», ricorderà più tardi don Ugo. 

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