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Festa a sorpresa

· Francesco tra i piccoli ricoverati nella sede di Palidoro del Bambino Gesù ·

Festa a sorpresa, venerdì pomeriggio 5 gennaio, per i centoventi piccoli ricoverati nella sede del Bambino Gesù a Palidoro: a poche ore dall’Epifania, Papa Francesco ha voluto andare di persona a visitarli per salutarli e consegnare a ciascuno un dono e un sorriso. E portando con sé anche un regalo enorme per i genitori: un abbraccio carico di speranza per incoraggiarli a vivere, accanto ai loro figli, un momento così delicato come il ric0vero in un ospedale. La visita a sorpresa del Pontefice è stata il grazie più bello a coloro che si prendono cura dei bambini ammalati: medici, infermieri e tutto il personale dell’ospedale.

La comunità del Bambino Gesù si presenta al Papa nella sua semplicità, mostrandogli le tre direttrici del proprio servizio: la ricerca scientifica come patrimonio da condividere a beneficio di tutti; l’ospedale come comunità di persone e non solo come logica aziendale; l’apertura verso il mondo per riuscire a curare anche i bambini delle zone più svantaggiate.

Un festa per l’Epifania con Francesco, dunque, in un clima di accoglienza e di famiglia, di gioia e serenità pur nella prova. Proprio nello stile del Bambino Gesù, un ospedale che costituisce un unicum straordinario: è oggi il più grande policlinico e centro di ricerca pediatrico in Europa, collegato alle maggiori strutture internazionali, mantenendo però sempre la sua caratteristica di fondo che viene, appunto, dall’essere “l’ospedale del Papa”.

E la sede di Palidoro è proprio un segno concreto dell’attenzione che i Pontefici hanno sempre avuto per il «loro» ospedale: quarant’anni fa, nel 1978, è stato Paolo VI ad affidare alla direzione dell’ospedale una vasta area di fronte al mare, a pochi chilometri da Roma, lungo la via Aurelia, con tre padiglioni già adibiti all’assistenza di bambini con problemi di disabilità. La sede di Palidoro, nata dunque per rispondere con i fatti alle nuove esigenze di assistenza medica, nel giro di pochi anni si è affermata come centro medico chirurgico di avanguardia.

L’alta professionalità nelle cure, come testimonia la cosiddetta “astro Tac”, va di pari passo con la consapevolezza che in un ospedale pediatrico il paziente è un bambino e che la malattia coinvolge tutti i familiari. Ecco infatti che a Palidoro ci sono anche due ludoteche e le scuole elementare e secondaria di primo grado. Non mancano la biblioteca e altri punti d’incontro e di svago a cominciare dal parco giochi: seicento metri quadrati “verdi”, a pochi passi dal mare, con attrezzature pensate espressamente per far divertire soprattutto i bambini con particolari patologie e con disabilità fisiche e intellettive.

Uno stile di accoglienza e attenzione a ogni persona che si ritrova anche nelle altre sedi del Bambino Gesù: a San Paolo, accanto alla basilica, e a Santa Marinella, sempre sul litorale romano. Oltre che nella storica struttura del Gianicolo, donata alla Santa Sede dalla famiglia Salviati nel 1924. Assommando tutte queste sedi, oggi il Bambino Gesù ha le dimensioni di una vera città, abitata però dai bambini e dai loro genitori: ogni anno si contano oltre ventisettemila ricoveri, ottantamila accessi al pronto soccorso e più di un milione e settecentomila prestazioni ambulatoriali. Con un dato significativo: il tredici per cento dei bambini non è italiano. Per la maggior parte sono figli di immigrati, a cui si aggiungono sempre più bambini provenienti dai paesi poveri, che necessitano di cure specifiche.

Oggi il Bambino Gesù è presente, infatti, in tante nazioni con interventi di assistenza e cooperazione. E così in Cambogia, Repubblica Centrafricana, Giordania, Siria, Palestina, Georgia, Russia, Cina ed Etiopia sono stati avviati concreti progetti di collaborazione con le strutture sanitarie universitarie locali. In tale prospettiva l’ospedale, che in questi anni ha sviluppato capacità di ricerca scientifica di prim’ordine, si occupa di affrontare anche le malattie cosiddette “nuove” perché ancora in parte non conosciute. E sta facendo un grande lavoro anche con l’ospedale di Miami per sviluppare una piattaforma di formazione, in modo di poter garantire la preparazione dei medici nei paesi meno attrezzati. A Bangui, per esempio, sono stati assunti sedici medici locali che hanno ricevuto tutta la formazione necessaria. Dalla Cina è arrivata invece la richiesta di uno studio sulle malattie genetiche rare e sulla cardiochirurgia: ne è scaturito un accordo con un ospedale della regione di Hebei. In Siria viene sostenuta la formazione dei giovani medici, mentre in Giordania è stato aperto un centro di riabilitazione neuropsichiatrica e neuromotoria.

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