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Festa in famiglia

· Per il suo ottantacinquesimo compleanno il Papa celebra la messa nella Cappella Paolina e riceve una delegazione della Baviera ·

Nell’omelia il ricordo del battesimo ricevuto il 16 aprile 1927, Sabato santo

Festa di compleanno «bavarese» per Benedetto XVI, che questa mattina, lunedì 16 aprile, ha ricevuto gli auguri per i suoi ottantacinque anni da una delegazione di autorità civili e religiose e di fedeli provenienti dalla sua terra di origine. Festa in famiglia, dunque, per una giornata che il Papa ha voluto aprire con la messa nella Cappella Paolina, concelebrata da alcuni dei suoi più stretti collaboratori — tra questi i cardinali Bertone, segretario di Stato, e Sodano, decano del Collegio cardinalizio, il quale gli ha assicurato, a nome di tutti i porporati, la vicinanza e la gratitudine per il suo «servizio d’amore» — e da una rappresentanza di cardinali, vescovi e prelati tedeschi, fra i quali il fratello Georg.

Toccante e ispirata la riflessione che il Pontefice ha pronunciato a braccio durante l’omelia. Aperta da un riconoscente pensiero ai due santi — Bernardetta Soubirous e Benedetto Giuseppe Labre — di cui la Chiesa celebra la memoria liturgica proprio il 16 aprile. La prima, ha confidato, è il segno che indica l’acqua viva di cui ogni cristiano ha bisogno per purificarsi. Il secondo, mendicante attraverso i santuari europei, mostra all’uomo l’essenziale della vita: Dio solo basta per abbattere le frontiere che ostacolano la fratellanza tra i popoli.

Poi spazio ai ricordi personali: a cominciare da quello dei genitori e di tutti coloro che lo hanno accompagnato durante l’esistenza facendogli percepire la presenza del Signore. Che nella singolare coincidenza tra il suo battesimo e il Sabato santo gli ha mostrato — ha detto — il legame profondo tra nascita e rinascita. Una realtà più forte di ogni minaccia o avversità, che lo stesso Pontefice ha confidato di sperimentare soprattutto in questo momento in cui vive l’ultimo tratto dell’esistenza. Consapevole che la bontà di Dio supera ogni male e aiuta a procedere con sicurezza lungo il cammino della vita.

Anche alla delegazione della Baviera, ricevuta poi nella Sala Clementina, il Papa ha riservato un grazie particolare. Anzitutto per le parole del ministro presidente Seehofer, che gli hanno richiamato i luoghi dove è cresciuto; ma anche per i pensieri suscitati dal richiamo del cardinale Marx alla bellezza della fede di una Chiesa alla quale non ha mai cessato di sentirsi profondamente legato. Una Chiesa il cui volto è riaffiorato nella mente grazie alla presenza di tanti vescovi. Così come è tornata alla memoria l’amicizia con esponenti cristiani e con la comunità ebraica. Infine un pensiero suscitato dall’ascolto delle musiche eseguite da un gruppo popolare. Musiche familiari: il papà infatti suonava con la Zither , una sorta di pianola a corde, la stessa melodia: «Il Signore ti saluta». Una musica che ha accompagnato la sua infanzia e che ancora oggi è parte del suo presente, ha detto, come anche per il futuro.

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