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Festa di popolo

Una festa di suoni, ritmi, colori, danze e grida di giubilo. Tutti intorno alla mensa eucaristica con la gioia nel cuore. È l’esperienza vissuta dalla comunità congolese presente a Roma e in altre regioni italiane, che si è riunita per la concelebrazione presieduta da Papa Francesco, all’altare della Cattedra della basilica Vaticana, domenica 1° dicembre, prima domenica di Avvento.

Tre i motivi che si sono intrecciati in questa circostanza: il 25° della fondazione della cappellania della comunità a Roma, il 25° della beatificazione del catechista laico e martire Pietro Isidore Bakanja, primo beato della Repubblica democratica del Congo, e la memoria liturgica di suor Marie Clementine Anuarite Nengapeta, anch’essa martire, beatificata da Giovanni Paolo II il 15 agosto 1985 a Kinshasa.

Fin dalla processione introitale il canto e la danza hanno caratterizzato la celebrazione. Davanti ai sacerdoti, cinque bambini e cinque bambine in abiti tradizionali avanzavano ritmicamente; dietro di loro i sacerdoti, tre presuli — i vescovi Philibert Tembo Nlandu, di Budjala, e Hector Felipe Vila, di Whitehorse, e l’arcivescovo Emery Kabongo Kanundowi, emerito di Luebo — e il Pontefice.

Oltre un centinaio i presbiteri che hanno concelebrato: tra loro, Silvestro Adesengie, cappellano della cappellania congolese di Roma, che ha la sua sede nella chiesa della Natività in piazza Pasquino, e il segretario generale della Conferenza episcopale del Congo, Donatien N’shole.

Un posto centrale nella liturgia ha avuto la litania con l’invocazione dei santi e degli antenati. Si invocano proprio gli avi dal cuore retto che sono in comunione con Dio. Per la messa è stato utilizzato il Messale romano per le diocesi dello Zaire, approvato dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti il 30 aprile 1988 per aprire la liturgia ai valori culturali del popolo zairese. L’atto penitenziale e il rito della pace hanno avuto luogo dopo l’omelia, prima della preghiera universale e dell’offertorio, che è un momento particolarmente importante: per l’occasione alcuni bambini, seguiti da donne e religiose vestite con abiti di vivaci colori, hanno portato all’altare i frutti della terra e i ritratti dei due beati nazionali: Isidore e Marie Clementine. La partecipazione dell’assemblea è stata corale: uomini e donne hanno espresso la loro gioia con movimenti ritmici e levando le braccia al cielo. I canti, che hanno molto spazio in questa liturgia, sono stati accompagnati da strumenti tradizionali. Il coro della comunità congolese, diretto da Angela, ha animato la liturgia. Alla preghiera dei fedeli sono state elevate intenzioni per la Chiesa, il Papa, i vescovi, i fedeli, la pace, i dubbiosi, i non credenti, i legislatori e i governanti, i poveri, gli afflitti, gli orfani e le vedove, i defunti.

Prima della conclusione, suor Rita Mboshu Kongo, delle figlie di Maria Santissima corredentrice, ha rivolto un breve saluto al Papa, ringraziandolo a nome di tutta la comunità congolese. «Nel celebrare la messa seguendo “il messale romano per le diocesi dello Zaire” — ha detto tra l’altro a Francesco — Lei ha dimostrato una attenzione paterna e una grande apertura per le Chiese che sono nelle periferie, fondamento del principio di sinodalità».

«Attraverso questa celebrazione — ha proseguito — tutta l’Africa e, in modo particolare, la Repubblica democratica del Congo, si sentono onorate». La religiosa ha rimarcato, in particolare, la «costante preoccupazione» del Pontefice «per le persone emarginate, i rifugiati, i migranti, le donne, i giovani, le famiglie, insomma per tutti i poveri. Per questo, lei ha convocato i diversi sinodi riguardanti le problematiche della famiglia, dei giovani, e ultimo del creato». Poi la suora ha confidato al Papa un sogno: «vedere, questi due beati, Anuarite e Bakanja, entrambi martiri, per la loro fede e fedeltà agli impegni presi, inscritti nel canone dei martiri cattolici e proposti come modelli alla Chiesa universale». Un altro sogno, ha aggiunto rivolgendosi a Francesco, è vedere «lei nei prossimi giorni, celebrare la messa, secondo “il messale romano per le diocesi dello Zaire” nella Repubblica democratica del Congo».

«Questo nostro Paese — ha fatto notare la religiosa — è il secondo polmone dell’umanità dopo l’Amazzonia come l’ha ben definito nella Laudato sì’». La Repubblica democratica del Congo «non può mancare all’appuntamento del dare e del ricevere, per potere svolgere il suo ruolo sia a livello locale che globale». Purtroppo però è «affetta da un cancro, il cancro della guerra e dell’insicurezza le cui vittime sono i poveri e innocenti, particolarmente le donne e i bambini». Soprattutto a Beni, ha evidenziato la suora, «non passa un giorno senza che sia ucciso o massacrato un innocente. In meno di 20 anni, stiamo registrando un record mai conosciuto nella storia umana e di cui nessuno parla: circa 6 milioni di congolesi uccisi. È un genocidio che non si conosce, ma che denunciamo con forza: si svolge in totale silenzio a livello globale. Non è giusto, è offensivo nei nostri confronti. È assurdo per qualsiasi amico della vita e della pace». Da qui la richiesta di pregare per il Paese e di incalzare «tutte quelle grandi nazioni i cui leader sono senza cuore e che, per interessi economici e politici egoistici, continuano a fare del Congo una giungla dove tutti possono entrare e usarla, come fossero padroni».

La religiosa ha sottolineato come i congolesi vogliano la pace, «niente altro che la pace, la pace senza indugio, la pace incondizionata per il nostro Paese». Poi ha ricordato che «alcuni fra di noi qui in basilica, non sanno dove sono i loro parenti, non sanno se sono vivi o morti». A causa della guerra, ha concluso con una denuncia accorata, «le nostre mamme sono umiliate in tutti sensi, violentate in presenza dei mariti e dei loro figli, prima di essere uccise ed eviscerate come bestiame».

La celebrazione si è conclusa con il canto Salve Regina e l’inno in onore della beata Marie Clementine Anuarite Nengapeta.

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15 dicembre 2019

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