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​Festa della speranza
tra i fedeli di Erbil

· ​Una delegazione di Acs porterà in Iraq una lettera e i doni del Papa ·

 Erbil, 26. È una Pasqua all’insegna della festa e della solidarietà quella dei profughi cristiani di Mosul e della piana di Ninive, attualmente ospitati nei centri di accoglienza nel Kurdistan iracheno. 

Don Paolo Thabit Mekko, sacerdote caldeo di Mosul e responsabile del campo profughi Occhi di Erbil, alla periferia della capitale, ha raccontato ad AsiaNews come la comunità abbia organizzato una raccolta di fondi e di denaro da devolvere a famiglie cristiane e musulmane più povere. La struttura ospita circa settecento persone in tutto, con quarantasei mini-appartamenti e un’area in cui avviene la raccolta e la distribuzione di aiuti umanitari. A questo si aggiungono un asilo nido per i più piccoli, oltre che una scuola materna e una secondaria.
In questa settimana santa, la comunità cristiana, vittima di persecuzioni e di sofferenze, ha voluto ricordare a tutti che «c’è ancora vita, c’è ancora speranza», ha sottolineato don Paolo, il quale non rinuncia ancora una volta a «spronare i fedeli esortandoli a rimanere saldi nella propria fede. Il loro desiderio più profondo — ha detto il sacerdote — è quello di poter tornare, un giorno, nelle proprie case. Guai a perdere il fervore, smarrire la voglia di fare festa».
Com’è noto, in Iraq a molti cristiani sono state sottratte illegalmente le abitazioni e altre proprietà attraverso la produzione di falsi documenti ufficiali. Ed è molto difficile, se non impossibile, il recupero da parte dei legittimi proprietari. Tale fenomeno, che in passato era stato registrato e denunciato anche a Baghdad, si è diffuso anche grazie a connivenze e coperture di funzionari corrotti e disonesti che si mettono a servizio di singoli impostori e gruppi organizzati di truffatori.
Nonostante le difficili condizioni di vita, quest’anno numerose famiglie ospitate nel centro Occhi di Erbil hanno aderito all’iniziativa della colletta per i più poveri. «Quanti hanno ricevuto aiuti — ha spiegato il sacerdote — hanno messo da parte denaro e beni di prima necessità da devolvere a famiglie più povere. Speriamo che questa Pasqua sia davvero l’ultima in questa condizione di profughi. Noi ci auguriamo di poter tornare nelle nostre case, nei nostri villaggi, e che questa festa sia occasione per ricordare al mondo la nostra disgrazia, il nostro dolore, le nostre sofferenze».

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15 settembre 2019

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