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Festa con gli ultimi

· I vescovi italiani ·

Perugia, 27. «Dove nasce Gesù in questo 2017?». È l’interrogativo che ha attraversato in filigrana la riflessione che il cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, ha proposto nell’omelia della messa presieduta nella notte di Natale nella cattedrale di San Lorenzo. Come per la sacra famiglia di Nazareth — ha ricordato il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) — «non c’era posto nell’albergo, né in nessun’altra casa, così oggi a chi cerca un alloggio, un lavoro, al giovane smarrito, arriva la risposta “qui non c’è posto”. Non c’è posto nel mondo del lavoro, nelle stanze della politica, che rischia di ripiegarsi su se stessa, piuttosto che servire il bene comune, che è il bene di tutti». Infatti, ha aggiunto, sembra non esserci posto per Gesù «là dove si giocano i destini economici del mondo. C’è poco posto per Cristo nel mondo e c’è poco posto per i poveri. Non c’è posto per il Signore in tante case, perché per molti Dio è un inquilino scomodo».

La stessa prospettiva ha animato, nel giorno di Natale, il pranzo che l’arcidiocesi umbra ha offerto a più di centocinquanta persone accolte tutto l’anno dalla Caritas, provenienti da paesi di quattro continenti. «Tutti siamo cittadini del mondo — ha rimarcato il porporato — e il fatto di migrare è un diritto previsto dalle Nazioni Unite. In Cei abbiamo coniato un motto: “Liberi di restare, liberi di partire”. L’arrivo in Italia negli ultimi giorni di più di centosessanta persone, in gran parte originarie del Corno d’Africa, attraverso un corridoio umanitario dalla Libia, è stato un fatto molto bello. Rallegra il mio Natale e anche il vostro, perché tanti di voi vengono da lontano e io so quanto avete sofferto per poter arrivare in Europa. Ci auguriamo che ci possano essere dei tempi migliori per tutti». Si è trattato, ha ricordato Bassetti, del «primo corridoio umanitario dalla Libia attivato in Europa, organizzato dal nostro governo e che ha visto la collaborazione della Chiesa italiana attraverso la rete Caritas». Alcuni di questi migranti, ha aggiunto, erano «giovanissime mamme, una di loro aveva appena 16 anni con il bambino tra le sue braccia e altri fanciulli non avevano i genitori. È stato un grande evento di cui tanto ho ringraziato il Signore, perché dalla Libia è la prima volta che arrivano serenamente in Italia e in Europa delle persone a bordo di un aereo, accolte come se fossero tutti fratelli, sorelle e figli. Vorremmo d’ora in avanti che chi giunge da noi possa farlo senza mettere a repentaglio la propria vita, con un viaggio sereno, non attraverso i barconi, le mafie internazionali e lo sfruttamento soprattutto delle donne».

Natale nel segno dell’accoglienza ai migranti anche per il cardinale arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, che ha trascorso il giorno della festa con i circa duecento ospiti (per il 60 per cento di fede islamica) assistiti presso Villa Sikania a Siculiana. Nel corso della celebrazione, il porporato ha portato ai presenti il saluto del Pontefice e ha poi voluto sottolineare la vicinanza ai migranti non solo della diocesi ma di tutti gli uomini di buona volontà che hanno a cuore la sorte di quanti fuggono da persecuzioni, fame e morte. «Augurarci buon Natale è sentire di fare qualcosa perché questa storia possa cambiare», ha detto Montenegro, aggiungendo che «il presepe ci dice che non è possibile far festa completamente fin quando un bambino è costretto a nascere in una stalla, in un barcone o per strada, vedersi abbandonato anche dai suoi, vedere che deve migrare o che i genitori sono disperati senza lavoro». E, dunque, «se vogliamo essere sinceri con noi stessi, “buon Natale” significa dire che il Natale dipende da noi, da quello che farò perché questa storia cambi».

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