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Fermarsi e lasciarsi salvare

· Il Vangelo della II Domenica del Tempo ordinario ·

«Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito». Nella storia della salvezza lo Spirito “ha parlato per mezzo dei profeti” più volte. Se Giovanni Lo avesse visto solo discendere, non ci sarebbe niente di nuovo.

Ma il Battista ha visto e testimonia che Costui è il Figlio di Dio proprio perché ha visto non solo scendere, ma rimanere lo Spirito.

Viviamo in un mondo evanescente, immersi nella cultura dello zapping, e inseguiamo il totem efficientista del multi-tasking: un orecchio lì, un occhio qui, le mani che fanno altro ancora.

Infatti pare che la prima causa di incidenti stradali sia l’uso del cellulare durante la guida.

Andiamo di fretta, ottimizziamo tutto e accumuliamo soluzioni sbrigative, sistemando alla meglio o buttando via. Nessuna profondità, solo togliersi d’impaccio.

Ma questo non si può fare nella relazione con Dio, né con le persone, e neanche con sé stessi. La vita autentica chiede profondità. Un’ispirazione autentica non tollera pause pubblicitarie...

Il contrario di tutto questo è la moda, l’impressione, lo stato d’animo, ma non si può governare la vita o la società sulla base della labile opinione corrente.

Lo Spirito scende e rimane: non è un fatto episodico, è il luogo della dimora.

Nella tradizione spirituale c’è la stabilitas, che non è solo dei monaci, è il fondamento necessario della fede sopra la roccia che permette di avere radice e non essere incostanti.

L’Agnello di Dio, dimora dello Spirito, può prendere su di sé il più infido e ambiguo dei problemi: il peccato del mondo.

Abbiamo visto e attestiamo che Gesù è il Signore, il Figlio di Dio, perché la sua radice era più forte del nostro peccato, perché lo Spirito in lui rimane. In Lui non c’è la frase: “questo è troppo!” perché eterna è la sua misericordia, e Dio è lento all’ira.

In Lui lo Spirito rimane. È lo scoglio contro cui si infrange la confusione dell’uomo. Contro la pazienza di Chi rimane sulla croce, non scende.

Non abbiamo bisogno di altre mode, anche spirituali, ma di fermarci. E lasciarci salvare.

di Fabio Rosini

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21 gennaio 2020

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