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Per fermare
le tensioni in Ciad

· L’arcivescovo di N’Djamena sollecita un dialogo sincero tra istituzioni e parti sociali ·

Un appello al «dialogo sincero» tra le parti sociali e l’allarme per un’«escalation segnata da minacce» e da «attacchi dannosi alla vita sociale ed economica» sono stati espressi dall’arcivescovo di N’Djamena, Goetbe Edmond Djitangar, che segue con viva preoccupazione la fase di grave crisi che ormai da settimane sta paralizzando il Ciad.

In primo luogo il forte calo dei prezzi del petrolio sembra infatti aver messo in ginocchio l’economia del paese centrafricano innescando una spirale di crescenti difficoltà. Con i sindacati che hanno proclamato «uno sciopero generale senza limiti» per protestare contro le misure di austerità del governo, che ha tagliato gli stipendi dei dipendenti pubblici. E i leader della società civile che, oltre a contestare i tagli salariali, hanno denunciato azioni repressive da parte delle autorità nel corso di manifestazioni.

L’impegno della Chiesa, ricorda il presule, è quello di incoraggiare sempre la ricerca del bene comune, rifuggendo dalla tentazione di assecondare il montante clima di tensione: «Pensiamo alle persone più fragili della nostra società, agli studenti, agli ammalati. Di fronte alle crescenti sofferenze subite da diversi strati sociali, urbani o rurali, alcuni arrivano a chiedersi dove si trova la Chiesa. La Chiesa è lì, specialmente con coloro che soffrono». La società ciadiana, osserva ancora monsignor Djitangar, è «in preda a un’interminabile crisi sociale che fa crollare la maggior parte dei nostri concittadini nel profondo della miseria». La cosa peggiore, però, è che si corre «il rischio di una situazione di stallo», perché, aggiunge il presule, «invece di un dialogo sincero per uscire dalla crisi che sarebbe redditizio per tutti, stiamo assistendo a un’escalation caratterizzata da minacce, irrigidimento, persino indifferenza, e che ha per conseguenza immediata gli scioperi dannosi per la vita sociale ed economica».

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23 maggio 2018

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