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Fedele alla missione

· Il martire Nicolò Rusca viene beatificato domenica a Sondrio ·

Nicolò Rusca — il sacerdote che sarà beatificato domenica 21 aprile a Sondrio dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, a nome di Papa Francesco  —  nei suoi 31 anni di sacerdozio (1587-1618), di cui due (1588-90) vissuti come parroco a Sessa-Monteggio (Canton Ticino) e 29 come arciprete a Sondrio (1591 con l’ingresso ufficiale nel 1618), ha mirabilmente impersonato in se stesso il tipo ideale di pastore d’anime evangelico (Giovanni 10, 11-18)  delineato pochi anni prima dal Concilio di Trento (1545-1563) e riaffermato dal Vaticano II.

Sono tre gli aspetti fondamentali dello zelante pastore d’anime, quale è stato l’arciprete Nicolò Rusca. In primo luogo, la sua solida preparazione culturale e teologica al sacerdozio.  In secondo luogo, l’esemplarità affascinante di una vita santa. Infine, l’instancabile zelo pastorale. È questa la dimensione meglio evidenziata e più impressionante che la prova documentale e testimoniale ci ha tramandato del Rusca e da porsi accanto a quella della sua morte martiriale.

Gli anni 1608 e 1609 per il Rusca sono stati anni di avversità e di persecuzione,  durante i quali  ha subito due processi, ha sperimentato la prigione, la fuga, la contumacia e il pagamento della multa: tutti eventi che lo hanno convinto di avere come nemici dei riformatori: settari, perché in tali processi è stato poi riconosciuto innocente; violenti, perché si trattava di giovani calvinisti radicali e aggressivi; determinati ad «attuare lo sterminio della fede cattolica» anche nella Valtellina. E il bersaglio privilegiato dei predicatori calvinisti non poteva non essere, soprattutto, l’arciprete di Sondrio; il quale non poteva non rendersi conto che presto o tardi la persecuzione per lui poteva pervenire al martirio. Ma nonostante questa prospettiva  ha continuato la sua missione di pastore zelante, di difensore professante la fede cattolica, anche con delle celebri dispute. Per i calvinisti suoi nemici, costui era il “grande diavolo”; il ministro della nuova Babilonia, la Roma papista! Irritò e mobilitò contro di lui i calvinisti soprattutto la sua ferma ed operosa opposizione alla creazione in Sondrio di un collegio riformato, aperto alla gioventù cattolica, finalizzato, al di là delle apparenze, a diffondere in Valtellina le tesi protestanti e ad essere un focolaio di eresie. L’altolà che egli oppose e il conseguente fallimento del collegio, perché non frequentato dalla gioventù cattolica, obbediente al suo amato pastore, segnò per lui l’inizio della resa dei conti fino al martirio.

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23 luglio 2019

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