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Fedele a Dio e alla Chiesa  fino al martirio

· A Celje in Slovenia la beatificazione del giovane Alojzij «Lojze» Grozde (1923-1943) ·

Un giovane di appena venti anni, che testimoniò con la vita la fedeltà al Vangelo, verrà beatificato dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in rappresentanza di Benedetto XVI, domenica 13 giugno, a Celje, in Slovenia.

Si tratta di Lojze Grozde, che nacque il 27 maggio 1923 a Gorenje Vodale, fu battezzato il 27 maggio nella chiesa parrocchiale di Triše na Dolenjskem, nella diocesi slovena di Novo Mesto. Era figlio naturale e il padre non volle mai riconoscerlo. Quando Lojze aveva quattro anni la madre si sposò con un uomo di nome Kova{l-ccaron}. Per mantenere se stessa e il bambino, la donna dovette lavorare duramente e quindi affidare Lojze alle cure dei nonni materni e della zia.

Lojze trascorse la sua infanzia in un ambiente rurale, dove i contadini vivevano del loro stesso duro e faticoso lavoro. Questa esperienza segnò il suo temperamento e il suo carattere, molto riservato e timido. Malgrado tutte queste difficoltà, fin da bambino fu educato alla fede cattolica e all'amore verso Dio e verso la patria. All'età di sei anni cominciò a frequentare la scuola elementare. La sua forte vita interiore trasparì già nelle sue composizioni scolastiche in cui eccelleva.

Conclusa con successo la scuola elementare, cominciò a frequentare il ginnasio liceo a Ljubljana per poter conseguire la maturità classica. Durante gli anni di studi, grazie all'aiuto di alcuni benefattori, riuscì a ottenere un posto nel convitto vescovile a Marijaniš{l-ccaron}e (Marianum). Era un ragazzo simpatico, generoso verso i compagni. Componeva anche delle poesie. L'8 dicembre 1936 si consacrò all'Immacolata come membro della congregazione mariana e poco dopo ne diventò il presidente.

Durante il liceo, alcuni membri dell'Azione Cattolica lo invitarono a partecipare alle loro riunioni. Pio XI dette grande impulso all'associazione e nei suoi discorsi sottolineò che la santità del singolo e di tante persone che vivono il programma dell'associazione si basa sulla pietà, indirizzando così i soci verso la devozione eucaristica.

Perciò non meraviglia che questa pedagogia alla santità tracciata dal Pontefice abbia incoraggiato Lojze ad affrontare nuovi impegni apostolici: voleva fare tutto per il regno di Dio, condurre gli altri giovani a Cristo, sacrificarsi per la salvezza delle anime. Era convinto che proprio la Vergine, di cui era molto devoto, l'avesse guidato verso l'Azione Cattolica per allargare l'orizzonte della sua vita spirituale e il suo campo d'azione. Coltivò in sé una fede sicura e ferma, e un forte spirito di sacrificio. La sua fede incrollabile lo rendeva ottimista.

Nel suo diario aveva scritto: il giovane di Azione Cattolica deve essere sempre disposto ai sacrifici, perfino al martirio e alla morte. La forza per il suo apostolato la attinse dall'Eucaristia, alla quale partecipava quasi ogni giorno. Già durante gli anni del liceo aveva spesso pensato di diventare prete. Dopo una lunga riflessione, aiutato dalla preghiera, decise che come laico dell'Azione Cattolica avrebbe potuto fare di più per il regno di Dio e per la salvezza delle anime.

Lojze mostrava un forte senso d'appartenenza all'identità nazionale slovena, ma nello stesso tempo intuiva il pericolo per il suo popolo di una possibile rivoluzione comunista. Durante la seconda guerra mondiale la Slovenia fu occupata dagli italiani e dai tedeschi. Scoppiò anche una guerra civile. Alla fine del 1942 Lojze desiderava tornare a casa per Natale, nella speranza di poter condividere con la madre le feste natalizie, sebbene sapesse che in quel momento un viaggio simile rappresentava un estremo pericolo per la presenza di numerosi partigiani armati. Dopo una tappa a Trebnje, dove era arrivato in treno, il 1° gennaio 1943, giunse a Sti{l-ccaron}na, dove, presso il monastero dei cistercensi, si accostò alla comunione per l'ultima volta nella sua vita. Proseguì il viaggio verso Mirna, dove i partigiani lo catturarono e lo sottoposero a un interrogatorio. Di sera lo trascinarono nella trattoria di Vidmar dove iniziarono a torturarlo. Due di loro lo accusarono di essere una spia segreta dei militanti anticomunisti e gli intimarono di confessare i suoi intrighi ostili al popolo. Lojze, non avendo niente da confessare, si rifiutò di dire bugie. Su di lui non venne trovato nient'altro che il piccolo messale romano, il libro Sequela di Cristo e alcune immaginette della Madonna di Fátima. Prima di essere ucciso sopportò con immane forza spirituale le torture, abbandonandosi alla volontà di Dio. Aveva solo 20 anni. Il ritrovamento del corpo martoriato, da parte di alcuni bambini nel bosco nei pressi di Mirna, avvenne il 23 febbraio 1943. La sua tomba si trova nel cimitero di Šentrupert na Dolenjskem, vicino ai luoghi dove nacque. Dal momento in cui si diffuse la notizia della sua morte, il suo corpo è stato meta di pellegrinaggi di fedeli che lo ritengono un martire cristiano: di fronte ai persecutori mossi dall'odio verso la religione, Lojze ha sacrificato la sua vita per amore della fede e della Chiesa cattolica.

Conclusasi la seconda guerra mondiale, per diversi decenni, a causa del regime comunista al potere in Slovenia, fu proibito parlare in pubblico della morte di Lojze Grozde. Ma la fama del suo martirio fu sempre presente nei fedeli sin dall'inizio, ed è presente tuttora: venne messa in risalto anche da Giovanni Paolo II in occasione della sua visita pastorale in Slovenia nel maggio del 1996. Dallo stesso Pontefice Lojze venne definito «il discepolo di Cristo» e fu annoverato tra «gli eroici testimoni della fede». È il simbolo di tutti gli sloveni cattolici che hanno subito il martirio durante e dopo la guerra a causa della loro fede.

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